Mancano poco meno di nove mesi alla scadenza dei finanziamenti del PNRR. Dopo il 31 agosto (salvo improbabili proroghe), i progetti non terminati e gli obiettivi non raggiunti non verranno più finanziati dai fondi europei.
Uno degli obiettivi da raggiungere entro quella data è la creazione, su tutto il territorio nazionale, di 60.000 alloggi per studenti universitari, allo scopo di attenuare la cronica mancanza di posti letto per chi sceglie di formarsi lontano da casa. Il primo bando per la creazione di posti letto risale all’agosto del 2022 e ad oggi la situazione è critica: secondo i dati pubblicati dall’Ufficio statistico del ministero dell’università (USTAT), fino al 2024 sono stati creati poco più di 3.000 posti letto tramite i fondi del PNRR, messi a disposizione dai bandi delle aziende regionali.
Stando al report sugli alloggi “È tutto sbagliato” di UDU, a marzo 2025 erano 11.623 i posti letto finanziati con fondi europei che hanno concluso positivamente l’iter, a fronte dei 23.000 dichiarati dal Ministero dell’Università. Qualunque sia il dato che si voglia considerare – che si tratti dei posti letto realmente disponibili, di quelli in fase di creazione o di quelli potenziali – siamo molto lontani dal target di 60.000.
Il nodo dei privati e la distorsione delle tariffe
È peculiare la dinamica sorta per la creazione dei posti letto. Viste le carenze degli enti pubblici e la conseguente impossibilità di rispettare i tempi previsti dal PNRR, i bandi sono diventati appannaggio esclusivo dei privati. Sempre secondo i dati USTAT, al 2024 più del 60% dei posti a disposizione è in convenzione, ovvero messo a disposizione dai privati tramite accordi con gli enti.
Il finanziamento pubblico del progetto di uno studentato è infatti vincolato per 12 anni da due condizioni: il 30% dei posti disponibili deve essere assegnato per merito a studenti con reddito basso, secondo graduatorie regionali, mentre la restante parte deve essere offerta a «una tariffa inferiore almeno del 15% rispetto ai valori medi di mercato».
È proprio su quest’ultimo punto che risiede la distorsione più grande di questo sistema: il valore medio è discutibile, a seconda della prospettiva che si adotta. Gli studentati privati scelgono di calcolare la tariffa non sul costo medio delle strutture pubbliche o convenzionate, ma sulla media delle strutture private, le quali considerano nella tariffa anche i vari servizi aggiuntivi, presentando quindi costi molto più alti.
Un sistema insufficiente: i numeri del fabbisogno
È evidente come un sistema di Diritto allo Studio Universitario (DSU) creato con questi presupposti non riesca a sopperire al disagio cronico degli studenti fuorisede. Ad oggi, in attesa del report ufficiale 2025 di USTAT, a fronte di quasi 900.000 fuorisede, gli alloggi DSU coprono solo il 5% del fabbisogno; anche considerando solo gli studenti che provengono da fuori regione, la percentuale salirebbe solo al 10%. Secondo un report di Scenari Immobiliari del 2023, in Italia servirebbero almeno 130.000 posti letto ed è evidente come, anche si dovessero raggiungere gli obiettivi del PNRR, quel numero rimarrebbe ancora lontano.
Il caso dell’Emilia-Romagna
In Emilia-Romagna la situazione sembra essere leggermente migliore. A differenza della media nazionale, meno della metà dei nuovi posti creati con il bando PNRR è in convenzione. I numeri dei posti letto per i fuorisede rimangono comunque molto bassi: ER.GO mette a disposizione circa 4.000 posti letto a fronte di una platea di fuorisede che si aggira attorno alle 90.000 unità, considerando solo chi è residente fuori regione.
In attesa di numeri aggiornati in merito all’andamento del 2025, ci si trova comunque davanti a una situazione in cui l’università sembra destinata a diventare una scelta fortemente vincolata a fattori economici, vista la debolezza dei servizi DSU che rischiano il collasso in assenza di interventi strutturali.
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Studente della magistrale di Giornalismo e Comunicazione Politica, laureato in Scienze della Comunicazione. Appassionato del marasma della politica italiana con particolare attenzione su come comunica.
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