Dal 6 al 14 dicembre si è svolta a Roma la ventiseiesima edizione di Atreju, l’evento politico simbolo della destra italiana. Nato come momento di incontro di Alleanza Nazionale, è oggi organizzato interamente da Fratelli d’Italia. Nel corso degli anni l’evento romano è riuscito a catturare l’attenzione dell’intero Paese, anche quindi chi di destra non è, creando un ponte tra cultura politica e cultura pop. Molti, però, continuano a chiedersi da cosa derivi la scelta dell’appellativo dato al convegno.
Atreju è infatti il nome del protagonista de La storia infinita di Michael Ende, romanzo del 1979 diventato un cult per i partiti di destra. Da tempi lontani, infatti, le destre, in particolare quella italiana, mostrano una forte attrazione verso questo immaginario.
Tolkien e il suo signore degli anelli
In Italia, questa strumentalizzazione inizia con la prima traduzione de Il Signore degli Anelli.
È il 1970 e le prime pagine del libro non si aprono con il racconto dei preparativi per il compleanno di Bilbo Baggins, bensì con una prefazione, lunga quanto dettagliata, di Elémire Zolla. Tolkien, secondo il saggista, avrebbe scritto l’opera per recuperare il sacro della tradizione e delle religioni perdute nella banalità del presente. Secondo questa interpretazione, l’autore riferirebbe una critica al mondo moderno, riscoprendo una dimensione del sacro ormai smarrita. Ne deriverebbero all’interno dell’opera temi ricorrenti come la nostalgia, il richiamo a un Medioevo cristiano, gerarchico e rigido, nonché una forte contrapposizione tra bene e male, come una vera e propria metafora della lotta tra tradizione e modernità. Tolkien diventa così un profeta culturale, più che uno scrittore.
In realtà, l’autore più volte si è espresso con critiche dure verso chi provò a collegare le sue opere al mondo fascista e di destra, arrivando a paragonare Hitler a Sauron, il principale antagonista del libro.

Ma come mai questa strumentalizzazione?
Gli anni Settanta furono anni difficili per la destra, soprattutto in Italia, che, a causa dello stigma fascista, dovette reinventarsi, trovando e facendo propri nuovi simboli capaci di ispirare le nuove generazioni a entrare nel proprio racconto.

L’uso di riferimenti culturali “alti” divenne uno strumento per attirare consensi. Nel 1977 il Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, organizzò il primo Campo Hobbit: un vero e proprio raduno in tenda di giovani di destra provenienti da tutta Italia, dove si discutevano temi sociali e politici e si ascoltava musica dal vivo. Fu il primo di molte edizioni rimaste nella memoria collettiva dei militanti, ricordato anche per il tentativo da parte dei presenti di creare una croce celtica umana.

Già molto prima dei Campi Hobbit in realtà, la cultura hippie provò ad appropriarsi dell’universo di Tolkien, per la sua natura controculturale, i suoi immaginari pre-industriali, e le tematiche di ribellione. Questo dimostra come la produzione letteraria dello scrittore, essendo molto variegata, si presta a strumentalizzazioni estremamente facili da individuare per chi vuole costruire dentro la propria corrente un senso di appartenenza più ampio e universale.
Ende e la sua storia infinita
È però nel 1998 che nasce la prima edizione di Atreju. Il festival è organizzato dalla giovanissima Giorgia Meloni, all’epoca dirigente romana di Azione Giovani, il movimento giovanile di Alleanza Nazionale.
Atreju, protagonista del romanzo La storia infinita, è un ragazzo orfano della stirpe dei Pelleverde (il nome infatti significherebbe “Figlio di tutti”), cui l’Infanta Imperatrice affida il compito di salvare il regno dall’avanzata del “Nulla”, una forza misteriosa che rischia di cancellare l’esistenza di ogni cosa.

Secondo il vecchio sito ufficiale dell’evento romano: “Come il protagonista de La Storia Infinita, anche l’evento che porta il suo nome vuole incarnare l’esempio di un giovane impegnato nel confronto quotidiano contro le forze del Nulla, contro un nemico che logora la fantasia della gioventù, ne consuma le energie, la spoglia di valori e ideali, sino ad appiattirne le esistenze“. Come l’eroe di Ende, anche il festival si propone di opporsi alla disgregazione della morale e dell’integrità dell’identità italiana. È chiaro come, per Meloni, il “Nulla” da combattere sia riconducibile al progressismo contemporaneo, ritenuto colpevole di attaccare i valori conservatori e nazionalistici del Paese.
Una strumentalizzazione scorretta?
L’utilizzo del nome del protagonista del romanzo appare in realtà quantomeno scorretto e dissonante. Segnato dall’esperienza del nazismo, Ende vedeva la politica non come uno strumento di battaglia, bensì di dialogo e unione. Strumentalizzare la sua opera come mezzo di propaganda, alimentando una visione di lotta tra bene e male e una contrapposizione agli ideali del presente, risulta privo di un reale legame con il romanzo e con il suo autore, che in diverse interviste ha chiarito come il “Nulla” sia simbolo della perdita di speranza e immaginazione in un mondo sempre più ossessionato dal rigore e dai confini.
L’adozione del nome Atreju apre anche a interrogativi di carattere legale. Pur essendo i personaggi letterari generalmente soggetti a tutela da parte del diritto d’autore, l’intreccio tra le normative italiana, tedesca ed europea rende poco definito il confine entro cui sia possibile rivendicare l’uso esclusivo di un nome quando questo viene impiegato in ambito politico. Al di là degli aspetti giuridici, gli eredi di Michael Ende hanno comunque espresso una ferma contrarietà, interpretando la scelta di Fratelli d’Italia come una forzatura che snatura il senso profondo dell’opera.
Cultura pop e politica oggi
Negli ultimi tempi anche la Lega ha sperimentato questa strategia, ricorrendo in modo occasionale all’estetica di Stranger Things, ricreata tramite intelligenza artificiale per una campagna polemica contro i cosiddetti “maranza”. L’episodio è significativo perché segnala un cambio di approccio: non si tratta più di costruire nel tempo un sistema simbolico coerente e identitario, ma di appropriarsi rapidamente di immagini pop immediatamente riconoscibili, svuotate del loro contenuto originario e rese apparentemente innocue attraverso lo stile visivo.

In un contesto dominato dalla forza delle immagini, la comunicazione politica si innesta così in racconti collettivi, icone culturali e immaginari condivisi. La competizione sul piano culturale, oggi, si gioca anche, e sempre di più, all’interno di questo spazio visivo comune, dove l’estetica diventa uno strumento di legittimazione e di consenso.
Bibliografia:
Perché si parla tanto di Atreiu (o Atreju?) e da cosa deriva questo nome? – Focus.it
Atreju, il significato e l’origine del nome e perché è stato adottato dalla destra | CultWeb.it
Cos’è Atreju e perché il suo autore non è favorevole al suo uso da parte di Fratelli d’Italia