Calabria, Occhiuto travolge il campo largo: 58% contro 41%. Forza Italia primo partito

14 Ott , 2025 - Attualità

Calabria, Occhiuto travolge il campo largo: 58% contro 41%. Forza Italia primo partito

L’astensione è il vero vincitore invisibile e segna un allarme democratico.

I numeri non mentono: in seguito alle votazioni per le elezioni tenutosi il 5 e il 6 ottobre 2025 Roberto Occhiuto conquista un secondo mandato alla guida della Regione Calabria con il 58% dei voti, staccando di 17 punti percentuali Pasquale Tridico, candidato del campo largo, fermo al 41%. Il giornalista Francesco Toscano resta ai margini senza incidere sulla sfida tra i due poli. Forza Italia si conferma primo partito in Calabria, superando persino il Partito Democratico.

Nel quartier generale di Catanzaro gli azzurri si riuniscono a festeggiare, ma il dato che dovrebbe preoccupare tutti è l’astensione: oltre il 56% dei calabresi non si è presentato alle urne, certificando una crisi democratica ben più profonda della sconfitta di una coalizione. Una maggioranza silenziosa che ha voltato le spalle alla politica, segnalando “un disagio serio, la distanza tra cittadini e istituzioni”, come ammette il Pd. Non si tratta solo di sfiducia verso una coalizione o l’altra: è la politica nel suo complesso a non intercettare più le esigenze dei calabresi. Un allarme democratico che nessuna vittoria può cancellare.

In Calabria la campagna elettorale è entrata nel vivo tra proposte e visioni opposte sul futuro della regione. Roberto Occhiuto, presidente uscente del centrodestra, rivendica i progressi ottenuti in sanità e infrastrutture, dall’uscita dal commissariamento agli investimenti collegati al Ponte sullo Stretto, e propone un “reddito di merito” per trattenere i giovani. Sull’autonomia differenziata invita alla prudenza, chiedendo prima la garanzia dei diritti sociali. Dall’altra parte, Pasquale Tridico, candidato del centrosinistra, mette al centro lavoro e giustizia sociale, con un piano di 10mila assunzioni pubbliche e il rilancio del reddito di dignità. Boccia il Ponte sullo Stretto come priorità sbagliata e accusa Occhiuto di aver peggiorato la sanità regionale. Entrambi affrontano anche i temi internazionali, dal conflitto a Gaza all’accoglienza dei migranti: Occhiuto chiede equilibrio e pragmatismo, mentre Tridico rilancia la solidarietà e propone il riconoscimento dello Stato di Palestina.

“Abbiamo un’enorme responsabilità nel guidare questa regione”

dichiara il segretario di Forza Italia Antonio Tajani, dedicando la vittoria a Jole Santelli e Silvio Berlusconi.

Parla infatti di risultato eccellente, dopo quello delle Marche e Valle D’Aosta. I calabresi hanno premiato “la concretezza di questi anni”, un’amministrazione che ha puntato sui fatti più che sulle polemiche mediatiche.

Il risultato di Forza Italia come primo partito calabrese non è casuale: certifica il processo di radicamento territoriale avviato da Maurizio Lupi e rappresenta un segnale importante in vista delle prossime sfide elettorali. Il centrodestra accende già i fari sulla Campania, prossimo banco di prova di una coalizione che in Calabria ha dimostrato coesione e capacità amministrativa. “Occhiuto ha reagito nel modo più corretto presentandosi alle urne”, commenta il ministro della Difesa Guido Crosetto, sottolineando la scelta strategica del governatore uscente di puntare sul bilancio dell’esperienza di governo piuttosto che su temi divisivi.

Dall’altra parte, Pasquale Tridico, volto del campo largo, si ferma a un 41% che sa di occasione mancata. “È stata una battaglia coraggiosa”, affermano dal suo staff, ma i numeri parlano di una sconfitta netta e di un progetto che non ha convinto gli elettori calabresi. “Non molleremo e incalzeremo Occhiuto”, promette Tridico nel post-voto, parlando di “generosità ed empatia per tentare di fare della Calabria un laboratorio di buona politica”, parole che suonano però più come un esercizio di stile che come una strategia credibile per il futuro. Il giorno dopo il voto, il campo largo mostra tutte le sue crepe: Partito Democratico e Movimento 5 Stelle si dicono pronti a una riflessione, ma le frizioni interne sono già esplose. I vertici ribadiscono di non voler arretrare sull’esperimento dell’alleanza progressista, ma sul territorio i malumori sono evidenti e difficili da contenere.

“Il risultato calabrese dimostra che non si vince sfruttando tendenze mediatiche come la guerra in Palestina o il reddito di cittadinanza”, attacca senza mezzi termini Matteo Renzi, fondatore di Italia Viva, fotografando le divisioni di una coalizione incapace di trovare una sintesi credibile tra anime troppo diverse.

I calabresi, al contrario, hanno premiato “la concretezza di questi anni”, un’amministrazione che ha puntato sui fatti più che sulle polemiche mediatiche. Resta invece fuori dal Consiglio regionale Alleanza Verdi Sinistra: il rammarico di Pignataro è amaro. “La sinistra deve tornare a fare la sinistra tra la gente per riaccendere la speranza”, commenta, lanciando un atto d’accusa verso chi ha preferito le tattiche elettorali al radicamento territoriale.

Verso la Campania: il campo largo cerca riscatto

Il Movimento 5 Stelle prova a guardare avanti: con Roberto Fico candidato in Campania, l’obiettivo è ripartire proprio dalla lezione calabrese. Il nuovo percorso politico dipenderà dalle prossime elezioni: dalla Puglia alla Campania, dalla Toscana ad altre regioni chiave. Il campo largo è a un bivio: trovare un’identità comune credibile o implodere definitivamente sotto il peso delle contraddizioni interne.

Per il centrodestra, invece, la ricetta vincente è già scritta: amministrazione concreta, radicamento territoriale e unità di coalizione. Una formula che in Calabria ha funzionato. Almeno per quella minoranza di cittadini che ha ancora voglia di credere nella politica.


, , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *