CRISI USA MADE IN CHINA

18 Feb , 2026 - Attualità

CRISI USA MADE IN CHINA

Dazi, Groenlandia, abbandono militare dell’Europa, piano di pace per l’Ucraina, gli USA di Trump sembrano agire senza una logica, ma tutte queste scelte hanno un minimo comune denominatore: la Cina.

A partire dal crollo dell’Unione Sovietica, infatti, gli Stati Uniti sono diventati potenza egemone del mondo. Tuttavia, negli ultimi quindici anni, la Cina ha assunto un ruolo di crescente rilevanza all’interno dello scacchiere mondiale ed è diventata sfidante del dominio statunitense nell’emisfero orientale e, in particolare, nella zona dell’Indo-Pacifico.
Per stessa ammissione degli Stati Uniti, “la Cina è già, sotto ogni punto di vista, la seconda potenza al mondo (dopo gli Stati Uniti) ed è la nazione più potente, rispetto agli Stati Uniti, dal 19esimo secolo”. Inoltre, nonostante la Cina stia affrontando significativi problemi interni in materia di economia, demografia e sfide sociali, le sue capacità militari continuano ad aumentare in termini qualitativi e quantitativi.

La Cina ha quindi ridisegnato l’assetto unipolare dominato dagli Stati Uniti che si era instaurato dalla fine della Guerra Fredda e si presenta come antagonista all’egemonia statunitense. Gli Stati Uniti non stanno certo a guardare e il 23 gennaio scorso hanno pubblicato un importante documento contenente la National Defense Strategy (NDS), ovvero un esame diagnostico sulla condizione attuale del mondo e una conseguente terapia – di machiavelliana memoria – da mettere in atto per mantenere la pace.

Dal momento che l’amore e la paura possono difficilmente coesistere, è molto più sicuro essere temuti che amati.

COORDINATE GEOPOLITICHE

Lo scontro fra Stati Uniti e Cina avrà un epicentro chiaro: l’Indo-pacifico. Infatti, nella NDS, il Dipartimento della Guerra riporta che, nei prossimi anni,l’Indo-pacifico conterà per più di metà del flusso economico mondiale. Perciò, “la prosperità degli Stati Uniti è direttamente collegata all’abilità di agire in quel teatro da una posizione di forza”. Allo stesso tempo, se la Cina dovesse riuscire a dominare nell’Indo-pacifico sarebbe in grado di bloccare l’accesso statunitense al centro dell’economia globale, con conseguenti ripercussioni sul futuro economico e produttivo degli Stati Uniti. In questo senso, gli Stati Uniti sostengono che, mantenere un bilanciamento di potere nella regione, permetterebbe di conservare la pace.

NATIONAL DEFENSE STRATEGYsi vis pacem para bellum

Il Segretario della Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth

Secondo quanto detto sopra, lo scontro fra Stati Uniti e Cina si configura come una redistribuzione del potere fra un egemone e un contendente. Per comprendere meglio cosa comporti questo processo e provare a comprendere quali potrebbero essere le implicazioni future, il contributo più significativo proviene dallo studio di Robert Gilpin.

Gilpin identifica le cause del declino dell’egemone in tre fattori:

  • Crescita di un contendente che sfida il potere dell’egemone
  • Alleanze asimmetriche, in cui l’egemone è costretto a investire per coprire le negligenze degli alleati, come accaduto fra Stati Uniti e Europa sul tema della difesa
  • Rallentamento della crescita economica domestica

Parallelamente Gilpin suggerisce quattro strategie di azione per la risoluzione della crisi:

  1. Aumento dell’indotto statale tramite la tassazione degli alleati
  2. Concessioni e pacificazione dello sfidante
  3. Abbandono di posizioni precedentemente occupate
  4. Incremento dell’efficienza e della produttività domestica

Questo inquadramento teorico ci permette di spiegare quanto contenuto nella NDS. Il leitmotiv della NDS è un perentorio monito latino: si vis pacem para bellum (che il Department of War ha declinato in un più sibillino peace through strenght), e il Dipartimento della Guerra specifica che l’obiettivo degli Stati Uniti è di dissuadere la Cina attraverso la deterrenza militare evitando un confronto diretto.

La NDS è costruita su quattro principali direttive strategiche:

  1. Difesa della Patria e rafforzamento della posizione nell’emisfero occidentale
  2. Deterrenza della Cina nell’Indo-Pacifico
  3. Divisione dei costi con gli alleati
  4. Potenziamento della filiera produttiva militare

A ben vedere, le quattro strategie proposte da Gilpin si prestano bene per spiegare le direttive contenute dalla NDS

  1. Tassazione Direttiva 3. Nella NDS, non si parla esplicitamente di tassazione, ma piuttosto di redistribuzione dei costi con gli alleati. Tuttavia, i dazi che recentemente l’amministrazione Trump ha imposto sull’Europa assolvono precisamente a questa funzione. Inoltre, le precedenti amministrazioni vengono ritenute le principali responsabili dell’atteggiamento parassitario degli alleati. In tal senso, il Dipartimento della Guerra si assume il compito di far rispettare le promesse contenute nel summit NATO dell’Aia del 2025, in cui gli Stati membri hanno dichiarato di impegnarsi a portare al 5% la spesa per la difesa.
  2. Concessioni e pacificazioneDirettiva 2. Nonostante la linea dura espressa nella NDS, gli Stati Uniti mantengono un ampio di grado di apertura e una postura di dialogo nei confronti della Cina, come dimostrato dagli accordi commerciali siglati tra ottobre e novembre 2025, che diversi osservatori considerano una vittoria della Cina.
  3. Abbandono di posizioni precedentemente occupateDirettiva 1. Se, da un lato, l’obiettivo è contenere l’espansione della Cina, dall’altro la NDS dichiara inequivocabilmente la volontà porre fine allo sperperio delle forze statunitensi in teatri remoti per concentrarsi sull’emisfero occidentale, secondo una revisione trumpiana della dottrina Monroe.  
  4. Incremento della produttivitàDirettiva 4. Nel documento si legge che la presidenza Trump condurrà una rinascita epocale dell’industria americana attraverso azioni urgenti per rinnovare, mobilitare e mettere in sicurezza l’industria della difesa, in modo da renderla pronta ad affrontare le sfide del futuro e del presente. Con forte spirito nazionalistico nel NDS si parla esplicitamente di una chiamata alle armi in senso industriale.

Summit NATO 2025 de L’Aia

FISIONOMIA DELLA CRISI

Ma che aspetto assumerà la crisi fra Cina e Stati Uniti? Una guerra convenzionale è improbabile, dato che sia Cina che Stati Uniti dispongono di ampi arsenali nucleari (rispettivamente 600 e 3700 testate).  Il politologo statunitense John Mearsheimer, già nel 2014, sosteneva che lo scontro USA-Cina avrebbe presentato alcuni tratti: corsa alle armi, operazioni di spionaggio, rari ma gravi picchi di tensione, guerre per procura, radicalizzazione dei discorsi sulla sicurezza.

È ancora presto per definire se queste previsioni siano azzeccate o no, ma una di certo l’ultima si è già verificata. Infatti le parole contenute nella NDS sono affilate e circoscrivono rigidamente il perimetro di azione della Cina. Gli Stati Uniti dichiarano di volere la pace se (il corsivo si trova nella NDS) i propri avversari avanzeranno richieste ragionevoli e limitate; in caso contrario dovranno sfoderare – cito testualmente – la spada più affilata e formidabile di sempre.


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