Puglia
Senza grandi sorprese, il candidato di centrosinistra, Antonio Decaro, è il nuovo presidente della regione Puglia. L’ex sindaco di Bari ha avuto la meglio, con il 63,97% dei consensi, sull’esponente di centro-destra Luigi Lobuono che si è fermato al 35,13%. Sotto l’uno percento delle preferenze per gli altri due candidati, Ada Donno (Puglia Pacifista e Popolare) e Sabino Mangano (Alleanza Civica per la Puglia).
Quella di Decaro è una figura in netta ascesa nel panorama politico regionale e nazionale. Laureato in ingegneria civile, è stato deputato della Repubblica, in quota PD, dal marzo 2013 al luglio 2014, mese in cui ha lasciato la carica parlamentare per diventare sindaco di Bari. Il classe 1970 è rimasto alla guida del capoluogo pugliese per 10 anni. Decaro è riuscito a trasformare l’immagine di Bari rendendola più sicura, attrattiva per le imprese e aperta al turismo. Dal 2016 al 2024 è stato anche presidente dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), prima di ricevere oltre 500 mila preferenza alle elezioni europee dello scorso anno che gli hanno garantito il seggio nel Parlamento Europeo. A Bruxelles ha ricoperto il ruolo di Presidente della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare.
Per noi pugliesi, si sa, spesso il richiamo della Puglia è troppo forte e il 5 settembre scorso, dopo una serie di tira e molla, ha ufficializzato la candidatura alla presidenza della regione. I pugliesi hanno riposto in lui la fiducia per governare il tacco dello stivale per i prossimi 5 anni. Seppur la Puglia sia un territorio estremamente variegato dal punto di vista territoriale, nonostante la radicata storia di centrosinistra che va avanti dal 2005 con la prima presidenza di Nichi Vendola, Decaro è riuscito a trionfare in tutte e sei le province.
Source: Pagina Facebook: Antonio DecaroUn dato da sottolineare è quello dell’affluenza, anche in Puglia, come per tutta la penisola, si è recata alle urne una percentuale estremamente minoritaria. Andando nello specifico, i seggi si sono chiusi con il 41,83% di affluenza, dato più basso della storia delle elezioni regionali pugliesi, con un decremento del 14,60% rispetto a quelle del 2020. Il Partito Democratico è risultato il primo partito con il 25,91%, davanti a Fratelli d’Italia che ha raggiunto il 18,73% e alla lista Decaro Presidente che ha ottenuto il 12,72% dei consensi. 9,11% per Forza Italia che ha preceduto la lista Per la Puglia 8,54%, Lega Puglia 8,04% e Movimento 5 Stelle 7,22%. Restano fuori dal consiglio regionale Alleanza Verdi e Sinistra, che aveva in lista l’ex presidente Vendola, e Noi Moderati.
Tra i temi principali della campagna di Decaro ci sono transizione, lavoro, salute, territorio e trasporti. Dopo l’elezione ha detto: “Stasera festeggio ma da domani mi metterò a lavorare perché devo meritare la fiducia di chi mi ha votato e recuperare quella di chi non è andato a votare. In queste elezioni a livello nazionale c’è un dato negativo: l’astensionismo“. Decaro ha affrontato di petto il tema, senza nascondersi perché “se i cittadini non si interessano alla politica è perché la politica non si interessa a loro“. Pensando alla Puglia “ho incontrato persone che mi hanno fatto innamorare ancora di più di questa terra”, infine ha rivendicato il suo modo di essere, autentico, sincero e pacato “non so fare politica tirando pugni, non salirò su un ring, non sono un superuomo. In questa campagna elettorale ho anche pianto e ne sono orgoglioso”. Il nuovo ciclo per la Puglia inizia oggi.
Veneto
Source: Wikimedia CommonsNon sorprende nemmeno la vittoria del centrodestra in Veneto: con uno schiacciante 64,4%, Alberto Stefani (Lega) diventa il nuovo presidente di Regione.
Nonostante l’ottimo risultato alle Europee dello scorso anno, in cui Fratelli d’Italia aveva ottenuto il triplo dei voti rispetto alla Lega, il partito di Giorgia Meloni ha rinunciato a proporre il proprio candidato lasciando così il Veneto alla Lega che si conferma molto radicata nella regione. Ha infatti ottenuto circa il doppio dei voti di FDI (36% contro 18,7%).
Segue Giovanni Manildo del centrosinistra con il 28,8% dei voti. Ottiene solo il 5,13% Riccardo Szumski (Resistere Veneto), noto per le sue posizioni no-vax e proposte particolari nel programma, come l’introduzione della lingua veneta nelle scuole e di una moneta veneta. Seguono infine Marco Rizzo (Democrazia Sovrana Popolare) con l’1% e Fabio Bui (Popolari per il Veneto) con lo 0,5%.
Alberto Stefani diventa il più giovane presidente di Regione in carica, a 33 anni. Laureato in Giurisprudenza, si è avvicinato alla politica a soli 15 anni quando si è iscritto alla Lega, affascinato dalle istanze federaliste del partito. A 20 anni è stato eletto consigliere comunale di Borgoricco (PD) e a 25 ha conquistato un seggio in Parlamento, diventando il più giovane deputato leghista. L’anno successivo è eletto sindaco di Borgoricco (PD).
Stefani raccoglie l’eredità lasciata da Luca Zaia, uno dei governatori più apprezzati e popolari, tanto da raccogliere in queste elezioni più di 200 mila preferenze. Era stata proposta più volte dalla Lega una modifica alla legge sul limite dei mandati, che avrebbe concesso a Zaia di ricandidarsi per una quarta legislatura. La proposta è però tramontata dopo la bocciatura degli emendamenti dello scorso giugno.
Il neo presidente ha presentato un programma in linea con i 15 anni di presidenza Zaia. “Abbiamo dimostrato che non ci sono temi che sono proprietà di una coalizione. Lo abbiamo fatto su sociale, sanità e su ambiente. Proposte concrete senza mai attaccare nessuno. Questo è lo stesso stile che ho adottato in campagna elettorale e che adotterò nei prossimi 5 anni di mandato”. E afferma inoltre di voler essere il “presidente di tutti”, guidato dall’amore per il Veneto.
Anche in questa regione i dati sull’affluenza sono bassi. Si è recato alle urne solamente il 44,6% degli aventi diritto, oltre 16 punti percentuali in meno rispetto alle elezioni del 2020. Nella provincia di Belluno l’affluenza cala fino al 35,3%.
Campania
Source: Profilo Facebook: Roberto FicoAnche in Campania sono stati rispettati i pronostici che annunciavano la vittoria del candidato di centrosinistra Roberto Fico (Movimento 5 Stelle). L’ex presidente della Camera è stato eletto grazie ad 1.268.188 voti e il 60,63% delle preferenze. Niente da fare per l’esponente di centro destra Edmondo Cirielli (Fratelli d’Italia), che ha raggiunto il 35,72% con 757.836 voti. Il terzo candidato più suffragato è stato Giuliano Granato (Campania Popolare) con il 2,03%. Non hanno raggiunto l’uno percento Nicola Campanile (Per Nicola Campanile Presidente), Stefano Bandecchi (Dimensione Bandecchi) e Carlo Arnese (Forza del Popolo).
Una nuova sfida per il pentastellato, che dopo una carriera prima da deputato e poi come terza carica dello Stato si appresta a vivere la sua prima esperienza da governatore. In realtà questo non è stato il primo tentativo di Fico alla guida della regione Campania. Nel 2010, si candidò alle regionali ma si dovette accontentare di 37mila voti. Inoltre, nel 2011 ci provò alle comunali di Napoli ma raggiunse solo l’1,77%. Era l’inizio della sua carriera tra le fila del Movimento 5 Stelle e a distanza di quindici anni è riuscito a realizzare il suo sogno. “Se tornerò, e sottolineo se, sarà solo per la mia terra”, aveva detto all’inizio del 2023, quando la sua seconda legislatura da deputato del Movimento 5 Stelle, e il suo mandato da presidente della Camera, s’erano da poco conclusi.
Il 51enne napoletano, succede all’esponente del PD, Vincenzo De Luca che ha ricoperto questa carica per 10 anni, dal giugno del 2015. Per quel che riguarda i partiti, il primo è risultato il Partito Democratico con il 18,41%, davanti a Fratelli d’Italia 11,93%, Forza Italia 10,72% e Movimento 5 Stelle, partito del Presidente, che risulta essere il quarto con il 9,12%. In consiglio regionale sono entrate anche le liste A Testa Alta, Avanti Campania, Casa Riformista per la Campania, Roberto Fico Presidente, Alleanza Verdi Sinistra e Mastella Noi di Centro Noi Sud in maggioranza e Lega e Moderati e Riformisti in opposizione.
“Sarò il presidente di tutti e farò una giunta di competenze” sono state le prime parole di Fico. Pensando alle prime mosse da governatore “da subito lavoreremo sulla medicina territoriale. Gli impegni per noi sono giuramenti. Poi sul rafforzamento dei servizi territoriali per le persone disabili e con autismo. Lavoreremo con le aree interne”. Un pensiero va anche all’influenza campana sulla maggioranza nazionale. “Ci aspettano momenti importanti, nel 2027 dalla Campania potrà venire un cambio della maggioranza nazionale. Dobbiamo essere pronti. Noi non abbiamo trasformato queste elezioni regionali in nazionali. Lo ha fatto il centrodestra facendo campagna elettorale dai ministeri. Hanno inquinato i pozzi con insulti e polemiche. Dopo aver investito tutto, la remuntada non c’è stata. Hanno lavorato per farci perdere, abbiamo vinto in larga misura e con l’unione della coalizione. Da oggi spero che si abbassino i toni. Le istituzioni vengono prima di tutto”.
Questo successo porta al Movimento 5 Stelle il secondo presidente regionale dopo Alessandra Todde in Sardegna, eletta nel 2024. In totale fino ad oggi PD e M5S hanno corso insieme in 18 elezioni regionali ed hanno collezionato 12 sconfitte e 6 vittorie. Nel 2025 si sono tenute le elezioni in 7 regioni, in tre ha vinto il centrodestra Marche, Calabria e Veneto, in altrettante ha trionfato il centrosinistra Toscana, Campania e Puglia. In Valle d’Aosta, invece, il Consiglio regionale ha rieletto Renzo Testolin di (Union Valdotaine).
A cura di
Claudio Maraglino e Martina Albini
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- Antonio Decaro presidente: Pagina Facebook: Antonio Decaro
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