L’uomo e il politico
Domenica 22 marzo, a Pontida, si sono celebrati i funerali di Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord. Nata nel 1989 come coalizione delle diverse leghe autonomiste regionali, è divenuta ufficialmente un partito due anni dopo. “Il senatùr”, come spesso è stato soprannominato per via di uno dei suoi principali ruoli istituzionali, è stato segretario di questo partito per più di vent’anni, dalla sua fondazione fino al 2012, quando rassegnò le dimissioni a seguito di uno scandalo dovuto a un presunto “dirottamento” di fondi del partito a favore della propria famiglia, ritrovandosi a ricoprire un ruolo più marginale all’interno della sua stessa creatura politica.
Figlio di operai, in gioventù Bossi si avvicinò inizialmente a formazioni di sinistra: il gruppo de “Il manifesto”, il Partito di unità proletaria per il comunismo e gruppi ambientalisti. Solo a fine anni Settanta conobbe per caso e subito sposò la causa autonomista, che sarà alla base dell’idea politica sua e del suo partito. Nel 1984 vide la luce la Lega Lombarda, in cui venne eletto segretario e che gli permise di entrare in Senato tre anni più tardi, eletto nella circoscrizione di Varese.
I presenti
A Pontida, luogo simbolo per la Lega, oltre alla famiglia, erano presenti centinaia di militanti e sostenitori del partito, che hanno fatto notizia per il calore, ma soprattutto i cori con cui hanno accolto il feretro di Bossi: sono tornati in auge slogan della prima ora, come “Roma ladrona”, “Bruciamo il tricolore”, “Secessione, secessione”… solo per citarne alcuni. Presenti anche diverse alte cariche dello Stato: non solo il presidente del Consiglio Meloni, ma anche diversi ministri (come Tajani, Valditara, Giorgetti e ovviamente Salvini), il governatore della Lombardia Attilio Fontana e i presidenti delle due Camere.
Un evento atipico, dunque, per il fatto di aver raccolto sul pratone di un paesino lombardo da un parte importanti esponenti politici nazionali, e dell’altra e fautori di idee secessioniste e federaliste. Tutto ciò sullo sfondo di un funerale. Forse allora è interessante fare un passo indietro e interrogarsi sul lascito di Bossi, anche alla luce delle critiche che hanno accolto l’arrivo di Matteo Salvini ai funerali.
Bossi e Salvini: la Lega di ieri e di oggi
Sicuramente la Lega per Salvini premier (o semplicemente Lega) è molto diversa da quella che era la Lega Nord, e non solo per il nome. Il nome è certamente indice del cambiamento probabilmente più significativo, ovvero il passaggio da un movimento (e poi partito) secessionista e federalista a un partito sovranista. In questo senso gli slogan come “Roma ladrona”, il mito del Nord e delle origini celtiche tanto cari all’ex segretario richiamano un passato che ormai non c’è più. Salvini ha abbandonato la retorica autonomista in favore della ricerca di un consenso nazionale, con una decisa virata populista.
I temi cari all’attuale leader sono in particolare l’euroscetticismo, l’identità nazionale e la difesa dei confini: a questo proposito, il “loro” non coincide più con i meridionali, ma con gli immigrati, i non-italiani che arrivano e minacciano l’identità e la cultura della nostra nazione. Si perde così il legame solido che Bossi e il suo partito avevano con il territorio e i lavoratori del Nord, a favore di un’estesa ma più debole ed anonima adesione di elettori sparsi in tutta la nazione.
Infine, mentre la Lega Nord, pur vicina su diversi temi a posizioni di destra, aveva un collocamento meno definito all’interno dello spettro politico, la Lega si è fin dall’inizio posizionata a destra con un successivo graduale spostamento centrifugo.
A livello di figura del leader, in entrambi i casi siamo di fronte a leader carismatici, ma piuttosto differenti nel modo di relazionarsi con i propri seguaci e con il resto dell’arena politica: dai toni spesso aggressivi e taglienti dei comizi di Bossi si è passati all’ubiquità di Salvini sui social media e ad uno stile di comunicazione diretto ma più camaleontico, incline cioè ad adeguarsi alle opportunità del contesto.
Una Lega Nord nata come una coalizione di movimenti diversi e carichi di forza disgregatrice e innovatrice si è quindi dapprima istituzionalizzata sotto la guida di Bossi, è passata per la breve segreteria Maroni e ha poi cambiato pelle sotto la guida di Salvini, moderando il suo discorso autonomista e “nordista”, ma al tempo stesso articolando il racconto di nuove battaglie politiche (la già citata immigrazione) che la collocano senza dubbio nel campo della destra.
Un cambiamento che non riguarda solo la Lega
Non è solo la Lega, dopotutto, ad aver visto trasformazioni così importanti della propria struttura e dei propri orizzonti: tralasciando la rivoluzione politica succeduta alla fine della “Prima repubblica”, che ha coinvolto tra gli altri soggetti anche la Lega, diverse formazioni politiche in Italia hanno subito enormi cambiamenti e appaiono oggi molto diverse da come erano.
Si pensi al Partito Democratico, molto distante in termini ideologici da DS e la Margherita dai quali pure è nato, e che ha assunto gradualmente la fisionomia del segretario che, di volta in volta, lo guidava. Oppure si prenda il Movimento 5 stelle, nato come movimento extraparlamentare e antisistema, portatore di dirompenti novità mediali (e non solo) e di toni diretti e provocatori, oggi partito istituzionalizzato, moderato e che si colloca nell’area di centro-sinistra. E si potrebbe continuare, passando da partiti più “anziani” per arrivare alle forze politiche degli ultimi anni, a dimostrazione di un sistema politico-partitico sempre più fluido.
Se è vero che struttura interna, credenze e valori contano, ancor più importante è oggi la figura del leader. In questi anni in cui la personalizzazione politica le fa da padrone, il leader è centrale…e come sono cambiati i leader politici negli ultimi trent’anni! Se Salvini viene criticato ai funerali del suo predecessore non è solo per la sua visione politica: è in discussione il profilo stesso del capo, che in un impeto di nostalgia mista a tristezza viene paragonato al precedente, perdendo miseramente il confronto.
Forse ad essere in discussione è anche la sua credibilità e il suo spessore politico, a confronto con Bossi che, al di là di limiti che possono essergli riconosciuti, probabilmente risparmierebbe ai propri seguaci (e alla propria nazione) certe uscite indecorose e a tratti imbarazzanti. Forse ciò che quella folla al funerale rivendicava domenica 22 marzo era la presenza di più politici “di spessore”, con una visione politica definita e sempre coerente con essa, che più si va avanti e più scarseggia.
A cura di Lorenzo Masola