Il World Press Photo arriva a Bologna

21 Nov , 2025 - Bologna

Il World Press Photo arriva a Bologna

“When the global jury got down to selecting the different contenders for Photo of the Year we started with a wide selection from each of the six regions. Three topics emerged from that pool that define the 2025 World Press Photo edition: conflict, migration, and climate change. Another way of seeing them is as stories of resilience, family, and community.”

Conflitto, migrazione e cambiamento climatico. Queste le tre tematiche emerse e che definiscono l’ottantesima edizione del World Press Photo, il concorso di fotogiornalismo più prestigioso al mondo. Le parole di Luigi Conticello, presidente della giuria mondiale che seleziona le foto in gara, hanno rimandato a storie di “resilienza, famiglia e comunità”.

La mostra itinerante arriva anche a Bologna, dove dal 4 al 30 novembre 2025 sarà possibile ammirare gli scatti finalisti del concorso. La galleria Modernissimo, ex Sottopasso di Piazza re Enzo, con la promozione della Cineteca di Bologna, il sostegno di Fuji film Italia ed in collaborazione con Foto Image è pronta a donare visivamente uno spaccato della società contemporanea tramite le fotografie più evocative e d’impatto dell’anno 2024.

Source: Bolognamania
Cinema Modernissimo, Bologna

Al Modernissimo verrà esposta una selezione delle 59.320 fotografie realizzate da oltre 3000 fotografi provenienti da 141 paesi, suddivise in base alla regione in cui sono state scattate: Africa, Asia, Europa, Nord e Centro America, Sud America, Sud-Est Asiatico e Oceania. Ad essere scelti sono stati gli scatti maggiormente capaci in termini di forza visiva e veicolazione del messaggio.

World Press Photo è un’organizzazione indipendente che si impegna nella promozione del fotogiornalismo e della fotografia documentaria. Lo scopo è aiutare la società a comprendere la complessità del mondo tramite gli scatti fotografici, ispirando l’azione. È stata fondata nel 1955 nei Paesi Bassi e da allora si dedica al mantenimento di una qualità di realizzazione trasparente e veritiera, prediligendo lo scatto realizzato dall’uomo in un momento storico in cui l’utilizzo dell’intelligenza artificiale è sempre più di tendenza.

Di pari passo con la mostra a Bologna si terranno anche numerosi incontri gratuiti con gli autori delle fotografie e con esperti del settore. Questo sarà utile per dare la possibilità alla comunità fotografica di confrontarsi e ribadire l’importanza del fotogiornalismo. Quest’ultimo, infatti, rimane uno dei linguaggi universali del racconto e della testimonianza, con un impatto fondamentale anche nel cambiamento sociale.

Il fil rouge di questa edizione è proprio la ricerca della verità. Il direttore della Cineteca di Bologna Gianluca Farinelli, all’apertura della mostra ha ricordato l’importanza di dover essere in grado di distinguere il vero da ciò che è costruito, specialmente in un’epoca storica in cui la verità è sorprendentemente manipolabile. Le fotografie in gara scelgono di restituire uno sguardo di ciò che realmente accade, di guardare davvero la realtà per la complessità che la caratterizza e mostrarla anche a coloro che non sempre hanno il coraggio di osservarla davvero.

La tematica non è stata affrontata unicamente dalla mostra del concorso ma è portata avanti anche da altri eventi tenuti all’interno del Modernissimo: Georges Simenon. Otto viaggi di un romanziere , Pasolini. Anatomia di un omicidio e Le foto del babbo. Bologna raccontata da Nino Comaschi, fotoreporter attivo a Bologna tra gli anni ’30 e ’60.

La vincitrice del premio del World Press Photo of the Year 2025 è Samar Abu Elouf, prima fotografa palestinese a ottenere il riconoscimento, sesta donna nella storia del concorso. Samar è una fotoreporter che lavora per il New York Times e si è aggiudicata la vittoria grazie allo scatto di Mahmoud Ajjour, bimbo palestinese di 9 anni vittima di un attacco israeliano a Gaza che gli ha mutilato un braccio e reciso l’altro nel 2024. La fotografia, che lo ritrae parzialmente illuminato da un raggio di sole, è stata realizzata in Qatar, dove Mahmoud era stato trasportato per poter ricevere le cure mediche.

Sulla scia delle parole di Conticello, sarà possibile ammirare anche le immagini delle proteste in Bangladesh, Georgia e Kenya, dove il colorante rosa mischiato all’acqua degli idranti utilizzati per disperdere i manifestanti e poi rintracciarli e identificarli testimoniano lo spaccato di una realtà sempre più complessa. Non mancano gli scatti dell’attentato a Trump in Pennsylvania, dei migranti al confine tra Stati Uniti e Messico, della grave siccità dell’Amazzonia e dei tifoni che hanno colpito le Filippine.

Il giornalismo non è composto solo di parole e frasi, anzi spesso le immagini riescono ad aiutare i lettori a visualizzare contesti molto difficili da immaginare. La potenza delle fotografie sta anche in questo, nella capacità di poter bloccare per sempre un istante, che al suo interno non racconta solamente la storia di quel determinato soggetto, ma di una comunità, di una nazione e di un mondo che continua a cambiare sotto i nostri occhi: una storia che non dura solamente un istante.

Source: Unsplash

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