“Lavorativamente” parlando, il nuovo anno è iniziato subito per il papa e per i cardinali riuniti il 7 e l’8 gennaio nelle aule vaticane in occasione del primo Concistoro indetto dal nuovo pontefice. Un momento non scelto casualmente, vista la recente conclusione dell’anno santo e l’esigenza di tirare le somme di ciò che ha prodotto il Giubileo della Speranza.
Presenti all’appello 170 cardinali su 245, rappresentanti delle varie comunità che compongono e animano la Chiesa cattolica. Oltre ad averli fatti incontrare di nuovo dopo l’ultimo conclave, il Concistoro è stata l’occasione per avviare un confronto fraterno e sincero sulle sfide che la realtà odierna pone all’intera Chiesa cattolica e alle sue componenti locali sparse tra i vari Paesi. L’incontro è stata anche un’opportunità per inquadrare meglio la personalità di Leone XIV e il suo modo di interpretare il ruolo che si trova a ricoprire. A riguardo, è importante il messaggio con cui il papa ha aperto il concistoro: non imporre l’esigenza di risultati concreti, ma mettere al centro di questo incontro (e di quelli futuri) l’ascolto, il dialogo e la collaborazione.

I temi all’ordine del giorno erano principalmente quattro: la sinodalità, la missione e l’evangelizzazione (in particolare verso le nuove generazioni), il rapporto tra Chiesa universale e Chiese particolari e, infine, la liturgia. Nel poco tempo a disposizione, solo i primi due argomenti sono stati oggetto di una trattazione specifica (“non multa sed multum”).
Sinodalità
Nelle stesse parole del papa, la sinodalità, il “camminare insieme” nell’ascolto reciproco, deve costituire il metodo e in definitiva l’agire concreto della Chiesa oggi. Nell’accezione più ampia di quest’ultimo termine, si tratta di una fratellanza che non si limita alle mura vaticane e ai porporati, ma che deve necessariamente abbracciare tutta la comunità cristiana, in un costante dialogo ecumenico. Riecheggiano qui le parole di Francesco di quasi dieci anni fa: «Il mondo in cui viviamo, e che siamo chiamati ad amare e servire anche nelle sue contraddizioni, esige dalla Chiesa il potenziamento delle sinergie in tutti gli ambiti della sua missione. Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio».
Evangelizzazione
Ancora più delicato è stato il secondo tema oggetto di dibattito. Parlare di missione e di evangelizzazione nel 2026 può sembrare un obiettivo anacronistico e troppo complicato, ma proprio per questo così bisognoso di confronto e visione da parte dei maggiori esponenti della Chiesa. Appare evidente la riduzione del numero di persone che, in Italia come nel mondo, si dichiarano cristiane e praticanti. La quantità di stimoli che si ricevono quotidianamente lascia sempre meno tempo per riflettere – o addirittura per annoiarsi – e di conseguenza rende probabilmente superflui la ricerca e il bisogno di un significato più profondo, di cercare un sostegno così grande e allo stesso tempo così inafferrabile, come può essere Dio.
Tenendo presente questo, papa Leone ha parlato di “attrazione”, rifacendosi alle parole di Benedetto XVI “La Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per attrazione”, ma più in generale alla Lumen Gentium del Concilio Vaticano II. Questa attrazione, ha ammonito, non è e non può essere la Chiesa stessa, ma la figura di Cristo e quell’amore totalizzante che porta con sé, che rende possibile ai popoli camminare attraverso le difficoltà del mondo.
Il futuro del Concistoro
Leone XIV ha già annunciato di voler portare avanti il metodo di confronto inaugurato in questa occasione attraverso incontri periodici annuali come quello che ha appena avuto luogo, fissando il prossimo alla fine di giugno 2026. Così il papa si è presentato e ha reso manifesta la propria intenzione di impegnarsi concretamente per affrontare le sfide della contemporaneità, richiamando in chiusura a quella speranza che non appartiene a un anno particolare ormai concluso, ma che deve sempre guidare ed illuminare il cammino di ogni persona.