Anno Domini 2026, la tregua olimpica, che nella tradizione greca sospendeva temporaneamente tutte le guerre tra i popoli della penisola Ellenica, è ormai niente più di un’antica memoria. I cittadini di Olimpia la chiamavano Ekecheiria, che in greco significa “trattenere le mani”, ma in questi giorni di “sberle” ne sono volate assai.
Non per una particolare inimicizia verso la tradizione Greca, il presidente americano Donald Trump non è riuscito a trattenersi, e in comune accordo con Israele ha condotto la ormai nota “Operazione Epic Fury” (od “Operazione Ruggito di Leone” per gli israeliani).
Nei nostri giorni la fase di Ekecheiria andrebbe da sei giorni prima della apertura delle Olimpiadi a sei giorni dopo la chiusura delle Paraolimpiadi. Mentre quest’ultime sono iniziate venerdì scorso, avvolte dalle polemiche riguardanti la reintroduzione last minute degli atleti Russi e Bielorussi sotto la propria bandiera (prima alcuni di loro potevano comunque partecipare come Atleti Individuali Neutrali), tutto il panorama sportivo è scosso dalle ripercussioni del conflitto.
Calcio, mondiali in dubbio per l’Iran, gli USA vicini ad un paradosso sportivo

Iniziando dallo sport più seguito al mondo, il calcio non sembra vivere un periodo allegro e colorato. La nazionale iraniana, che si è già qualificata ai Mondiali 2026, rischia di non partecipare ai match che quest’estate si terranno sul suolo americano. Al palesamento di questo rischio, il 47° presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha risposto dichiarando “Non mi interessa”.
La FIFA e il mondo del pallone rischiano di affrontare un caso unico: ospitare un campionato mondiale in un paese apertamente in guerra. La vicenda diventa ancora più assurda se si considerano da una parte il ban assoluto ricevuto dalla Federazione Russa dopo l’inizio della guerra in Ucraina e dall’altra il diritto degli USA di organizzare e ospitare il Mondiale in casa propria, nonostante da settimane siano coinvolti attivamente nel conflitto in Iran.
Intanto, la nazionale femminile iraniana ha partecipato alla fase a gironi della Coppa d’Asia. Le atlete, che non sono riuscite a passare il girone, sono state criticate dai compatrioti come traditrici della patria per non aver cantato l’inno prima di una delle tre partite del girone. Nel post-partita, Sara Didar ha trattenuto le lacrime davanti al microfono dopo le domande inerenti alla escalation in corso. Nell’ultima partita le giocatrici hanno cantato l’inno facendo il saluto militare.
Paraolimpiadi, cerimonia d’apertura ricca di polemiche: un atleta iraniano manca all’appello
Ancor meno rosea la situazione sul fronte delle Paraolimpiadi. La rassegna paraolimpica si pone come valori cardine quelli dell’inclusività e dell’unione sotto i colori dello sport, ma le vicende degli ultimi giorni hanno fatto discutere molto l’opinione pubblica. Ad aver alzato il polverone è stata la questione inerente alla cerimonia d’apertura, dalla quale 26 nazioni su 55 si sono ritirate come segno di protesta contro il reinserimento degli atleti Russi e Bielorussi sotto la propria bandiera.
L’escalation del conflitto ha anche impedito all’unico atleta paraolimpico dell’Iran di partecipare ai Giochi. Il fondista Aboulfazl Khatibi Mianaei non sarebbe potuto arrivare in Italia in sicurezza, e quindi si è visto costretto a dare forfait a quella che sarebbe stata la sua terza presenza paraolimpica.
Motori, gran premi a rischio. Ezpeleta: “Difficile gareggiare in Qatar ad aprile”

Sul fronte dei motorsport l’aria che tira è quella di rinuncia. I calendari di Formula 1 e MotoGP si incrociano nei paesi del Golfo Persico ad aprile, e al momento in pochi sono ottimisti a riguardo. Come riporta SkyTg24, il CEO della MotoGP Carmelo Ezpeleta settimana scorsa si è detto dubbioso riguardo allo svolgimento della tappa in Qatar prevista per il fine settimana del 10-12 aprile. Al momento rimpiazzare la tappa con un altro circuito non sembra il piano B, e il dirigente sportivo catalano afferma che ci vorrà ancora tempo per trarre una decisione finale.
Sulle quattro ruote la situazione è simile. Dopo il gran premio in Australia, la Formula 1 si sposterà in Cina e in Giappone, per poi atterrare ad aprile in Bahrein (fine settimana del 10-12) e in Arabia Saudita (17-19). L’interesse principale è la sicurezza di tutti i piloti, delle crew e dei gruppi di lavoratori impegnati nell’organizzazione dell’evento. Anche qui si parla di possibile annullamento delle tappe. Bocciata invece l’ipotesi, sollevata nella settimana scorsa, di rimpiazzare le due gare rispettivamente con Imola e Portimao. L’ultima volta che un gran premio è stato annullato per guerra è stato nel febbraio 2022, quando fu annullata la tappa a Sochi, in Russia, a seguito dell’invasione dell’Ucraina.
Altri sport, crolla un palazzetto a Teheran e saltano alcuni eventi
Soffrono anche tanti altri sport, spesso meno considerati, ma che coinvolgono comunque le vite di numerosi atleti, tecnici e tifosi da tutto il mondo. È il caso della pallavolo iraniana, che si vede costretta ad aggiungere alla conta dei danni anche l’abbattimento dell’Azadi Voleyball Hall, casa della nazionale iraniana. Lo Snowboard Cross vede il forfait alla tappa turca di Erzurum da parte della squadra italiana, canadese e statunitense. Tra gli Azzurri salta così la tappa anche la quattro volte medaglista olimpica Michela Moioli.
Preoccupazioni anche per il tennis. Settimana scorsa il torneo ATP Challenger a Fujairah (Emirati Arabi Uniti) è stato interrotto per via di alcuni attacchi droni e poi annullato. Anche dalla scherma si comunica l’annullamento della tappa della competizione di livello mondiale che si sarebbe dovuta tenere a Padova nello scorso weekend. Ne ha dato la notizia la Federazione Internazionale di Scherma, al fine di salvaguardare la sicurezza delle squadre, dato che non tutte le delegazioni avrebbero trovato possibile viaggiare su rotte sicure.
Tra annullamenti last minute e posticipazioni, lo scenario sportivo riporta alla memoria quei momenti di confusione che avevano scosso il mondo dello sport esattamente 6 anni fa, con lo scoppio della crisi del Covid-19. Un’epidemia di bombe, questa volta, irrompe nel panorama sportivo, e più che l’Ekechieria, la tregua durante lo sport, sembra che lo sport debba mettersi in pausa durante la guerra.
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Appassionato di Baseball, F1 ed altri sport “minori”. Studente di “Comunicazione Giornalistica, Pubblica e d’Impresa” presso Alma Mater Studiorum di Bologna.