L’Italia è sul tetto del mondo. Ora tocca al campionato di volley dimostrarlo

18 Ott , 2025 - Sport

L’Italia è sul tetto del mondo. Ora tocca al campionato di volley dimostrarlo

Se qualcuno, a settembre 2023, mi avesse detto che l’ital-volley sarebbe stata campione del mondo sia al maschile che al femminile probabilmente non gli avrei creduto. E invece eccoci qui: oltre a noi, nessuno. 

La pallavolo italiana sta vivendo un momento straordinario, confermandosi come un’eccellenza a livello globale. Le nazionali giovanili continuano a collezionare risultati importanti, segno di un settore florido e ben organizzato. La “rinascita” della nazionale maschile che, dopo un’olimpiade deludente e numerosi dubbi, è riuscita a ritrovare compattezza, identità e ambizione, tornando a vincere.

Un’impresa storica, di cui abbiamo già parlato, che apre le porte a quelli che da tutti sono considerati i due campionati più forti al mondo. Anche qui l’Italia si conferma al vertice, con due squadre italiane — Sir Susa Perugia e Imoco Conegliano — detentrici della Champions League. Un’ulteriore dimostrazione di come la pallavolo italiana sia oggi il punto di riferimento assoluto nel panorama mondiale.

E mentre nella femminile tutti attendono l’ennesima stagione dominante delle campionesse d’Italia, d’Europa e del mondo di Conegliano, dalla parte maschile ci si aspetta una stagione più equilibrata che mai. 

Le nuove protagoniste

Il campionato di Superlega è sempre stato oggetto di attrazione da parte di campioni di tutto il mondo. Tutti ci vogliono giocare, tutti vogliono vincerlo. Perché avere nel palmares lo scudetto del campionato italiano vuol dire aver battuto davvero il 90% dei giocatori più forti di questo sport. 

Fino a qualche anno fa tutti i trofei maschili venivano contesi tra quattro formazioni: Trento, Perugia, Modena e Civitanova, quelle che dagli addetti ai lavori venivano chiamate ‘le quattro sorelle’. Ma dopo le stagioni segnate dalla pandemia, nuove squadre hanno fatto capolino e hanno rovinato la festa alle solite quattro. Prima Piacenza, Milano, poi Monza e adesso Verona. Squadre che, nonostante un budget inferiore rispetto alle prime della classe, hanno costruito delle rose capaci di creare un’alchimia di squadra che ha fatto sognare i tifosi. E quest’anno, con un mercato ricco di colpi, non ci aspettiamo nulla di meno. 

La nuova geopolitica del volley: ma a che prezzo?

E mentre sicuramente l’essere bicampioni del mondo backtoback darà sempre più risalto a questa disciplina, già dalla primavera i vertici della legavolley avevano preso decisioni volte a rendere questo campionato sempre più globale.  

Primo fra tutti l’estensione dei diritti tv da 5 a 10 anni con Volleyball World, la piattaforma mediatica della FIVB. Tutte iniziative volte a migliorare l’appeal del campionato in termini di immagine. Questo accordo arriva in un momento di grande successo per la pallavolo italiana con il campionato che nell’ultima stagione ha registrato record di presenze nei palazzetti.  

C’è però una nota stonata che, personalmente, faccio fatica a ignorare: la Supercoppa Italiana quest’anno si giocherà in Arabia Saudita. Una decisione che, al netto delle giustificazioni ufficiali — promozione globale, visibilità internazionale, investimenti — lascia molti dubbi. 

Il presidente della legavolley Massimo Righi ha dichiarato:

“deve essere motivo di grande orgoglio per noi e per il nostro movimento: abbiamo la responsabilità di far crescere la visibilità del nostro campionato a livello globale e di rappresentare la pallavolo italiana anche in contesti internazionali strategici. Aprire una nuova strada fuori dall’Europa, in un’area in forte espansione come quella dell’Arabia Saudita, significa credere nello sviluppo, nell’innovazione e in una visione moderna dello sport.”   

Ma la domanda resta: a quale prezzo?  

Il volley italiano ha costruito la sua forza su un legame profondo con il territorio, con i palazzetti pieni, le curve, la passione delle piccole città di provincia. Portare un trofeo così rappresentativo lontano dai tifosi veri, quelli che riempiono gli spalti ogni domenica, è una scelta che sa più di marketing che di sport. 

E non si può nemmeno ignorare il contesto. L’Arabia Saudita è un Paese dove i diritti civili sono ancora fortemente limitati, soprattutto per le donne e le comunità LGBT+. Dare visibilità a uno stato che usa lo sport per ripulire la propria immagine (sportswashing, lo chiamano) dovrebbe quantomeno farci riflettere. Siamo davvero sicuri che sia questa la strada giusta per far crescere il movimento? 

Superlega a 20 squadre?

Da anni si parla della possibilità di allargare la Superlega dalle attuali 12 squadre fino a 20. Un’idea che avrebbe l’obiettivo di dare più spazio ai giovani italiani, aumentare la visibilità del campionato e attrarre un numero maggiore di atleti. 

Il caso più emblematico è quello di Yuri Romanò, opposto della Nazionale e tra i migliori ai Mondiali, che quest’anno si è trovato quasi costretto a firmare con una squadra russa per mancanza di offerte concrete in Italia. Un paradosso, se si considera che stiamo parlando di un giocatore simbolo del volley azzurro. 

L’espansione del campionato permetterebbe anche il ritorno di piazze importanti del Sud, costrette a lottare- oltre che con gli avversari in campo- anche con difficoltà economiche, infrastrutturali e logistiche. Un campionato a 20 squadre, distribuite meglio sul territorio, rappresenterebbe di più l’Italia intera, e non solo alcune regioni. 

Daniele Lavia, schiacciatore azzurro, in un’intervista in cui si racconta aveva dichiarato che “da un piccolo paese della Calabria ai vertici della pallavolo mondiale è stato un percorso lungo, del quale, forse soltanto adesso, comprendo fino in fondo le cose che sarebbero potute andare storte. E non sono poche. 

C’è ancora una profonda disparità tra il nord e il sud, almeno in questo sport, che ha bisogno di strutture, di cultura e di buoni maestri per attecchire e crescere. E più il tessuto è sfilacciato, meno è fitta la trama e più diventa complesso finire nelle reti giuste, fare gli incontri che davvero hanno il potere di cambiarti la vita e di indirizzare una carriera intera. Per me, andarsene, fu una scelta necessaria, ma la speranza è che in futuro non debba più, per forza, essere così“.

mappa squadre SuperlegaSource: Pallavolisti Brutti

Naturalmente, non si tratta di una scelta da prendere alla leggera. Aumentare così tanto il numero di squadre significherebbe anche più partite, più trasferte, più stress fisico, in un calendario già congestionato da impegni nazionali e internazionali. Qualsiasi decisione in questo senso richiederebbe un dialogo aperto e responsabile con la FIVB e la CEV, per evitare che siano sempre gli atleti a pagare il prezzo più alto

Insomma, l’idea c’è ed è anche affascinante. Ma servono visione, pianificazione e soprattutto coraggio, per trasformarla in qualcosa di concreto e sostenibile. 

Mai come oggi la pallavolo italiana ha le carte in regola per diventare sempre di più un riferimento mondiale attraverso risultati, pubblico e visibilità. Siamo forti, forse i più forti al mondo. Ma per continuare a crescere servono scelte audaci, idee chiare e il coraggio di non dimenticare chi ha reso grande questo sport: i tifosi e le società di provincia. 

Quindi finalmente si ricomincia. E se sarà anche solo la metà di quello che ci aspettiamo, ci sarà da divertirsi. Buon campionato a tutti! 

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