
La notte tra il 15 e il 16 marzo, Los Angeles ci presenterà uno degli scontri generazionali più importanti che il mondo cinematografico abbia mai visto.
La cerimonia degli Oscar vede sfidarsi nella categoria ‘Miglior attore protagonista’ due dei più talentuosi attori viventi.
Da una parte, il neo trentenne Timothèe Chalamet, fresco di vittoria di Golden Globe per la sua interpretazione di Marty Mauser nel tanto amato Marty Supreme, che tenterà una corsa già fallita lo scorso anno; dall’altra, l’intramontabile Leonardo DiCaprio, che si propone di rendergli il percorso il più insidioso possibile.
Quindi, passaggio di testimone o affermazione della vecchia scuola?
A differenza del serioso biopic su Bob Dylan “A Complete Unknown”, sempre interpretato da Timothèe, “Marty Supreme” ha offerto al giovane attore un ruolo più leggero, o meglio, un ruolo che lo richiede meno simpatico e impostato.
Un punto di svolta rispetto al suo passato attoriale, una rottura creata per allontanarlo dai personaggi sostenuti che gli sono stati cuciti addosso negli ultimi anni.
E il risultato è vincente: se da un lato il personaggio di Marty Mauser si propone con tratti narcisistici, opportunisti, quasi fastidiosi, dall’altro è proprio in questo campo che emerge la capacità di Chalamet, che appare più libero, meno impegnato a dover dimostrare qualcosa in un ruolo più disordinato e fuori dagli schemi.
Marty Mauser rappresenta l’America della Seconda Guerra Mondiale, quella che corre all’impazzata e che non si fa scrupoli per ottenere quello che vuole: il giovane Marty non mette mai in dubbio la riuscita dei propri progetti, non tiene in conto la possibilità di sconfitta e quando questa arriva la nega continuamente.
Sarà il suo personaggio chiassoso, petulante e disordinato ad assegnare a Timmy l’ambito premio?
Dall’altra parte Leonardo DiCaprio si presenta sul grande schermo come un personaggio eccentrico, paranoico e iperprotettivo.
Nel film di Paul Thomas Anderson, l’ex attivista di estrema sinistra Pat Calhoun, da lui interpretato, si ritrova ad affrontare sedici anni più tardi un passato che credeva dimenticato, e si dimostra, nonostante la goffaggine e i modi impacciati, più deciso che mai a proteggere la figlia Willa da questa pagina della sua vita.
Il film è un treno in corsa, due ore e quaranta di ritmo forsennato che non permette distrazioni e che ci tiene legati allo schermo.
A differenza di Timothee, che si trova alle prese con un personaggio al di fuori delle sue corde, Leo si cala perfettamente nei panni del personaggio eccentrico e disordinato, retaggio di quel Lupo di Wall Street, che lo ha consacrato come uno dei personaggi “sbagliati” più azzeccati di sempre.
E qui sorge il dilemma sulla ambita premiazione: sarà un 2025 parte 2? Chalamet, dato come grande favorito anche alle scorse premiazioni, è tornato infatti a casa a mani vuote, in favore di un attore più longevo. Oppure sarà la coronazione del sogno già fallito dal rivale, ovvero quello di ottenere un Oscar prima dei quarant’anni.
Nonostante il divario di età i due attori corrono su due binari paralleli, la Timothee mania, rimanda molto a quella che vent’anni fa era la considerazione della leggenda DiCaprio sul grande schermo.
Bisognerà ora a capire cosa l’Academy sarà più disposta a fare: consegnare una seconda statuetta nel decennale della vittoria alla leggenda italoamericana, aggiungendola alla lista dei quarantasei attori e attrici vincitori di più di un premio o rendere Timmy il secondo vincitore maschile più giovane di sempre?
La corsa al premio è imprevedibile e spesso frutto di numerose e inaspettate sorprese.
Uscito dalla proiezione di “Una battaglia dopo l’altra”, avevo designato Leo come papabile vincitore dell’ambito premio. Ma alla prima di “Marty Supreme” ho piacevolmente assistito al passaggio di livello di Tim, che ha offerto una interpretazione straordinaria.
Forse non è nemmeno corretto definire questa corsa un testa a testa, data la presenza di avversari di altissimo calibro: Wagner Moura ne “L’agente segreto”, Michael B. Jordan, finalmente valorizzato come protagonista ne “I peccatori” ed Ethan Hawke protagonista in “Blue Moon”, considerato il favorito da molte testate.
Ma d’altro canto la “rivalità” è inevitabile: due eccezionali attori al massimo livello cinematografico da anni, offrono due straordinarie interpretazioni, rendendo memorabile lo scontro, a prescindere del risultato che verrà decretato.