Perché lo sport italiano continua a vincere?

1 Dic , 2025 - Sport

Perché lo sport italiano continua a vincere?

Se qualcuno mi chiedesse di scegliere un’unica immagine per raccontare il 2025 dello sport italiano, resterei in silenzio. Non per mancanza di idee, ma perché come si fa a racchiudere un anno così in una sola foto? 
È impossibile.

Potrei scegliere tra Jannik Sinner che bacia il trofeo di Wimbledon dopo l’ennesima finale con il rivale-amico di sempre Carlos Alcaraz; oppure le ragazze dell’Italvolley che cadono a terra dopo l’ultimo pallone che le ha incoronate Campionesse del Mondo, traguardo replicato due settimane dopo dai ragazzi; o l’abbraccio di Berrettini e Cobolli che portano l’Italia alla vittoria della terza coppa Davis consecutiva; o ancora il morso di Mattia Furlani alla medaglia d’oro mondiale o l’ultimo trionfo di Elia Viviani in pista prima del ritiro. Potrei proseguire per minuti. Per pagine. 

Source: wimbledon.com, AELTC/Joel Marklund
Jannik Sinner che bacia il trofeo di Wimbledon

A fine 2024 ci siamo chiesti tutti la stessa cosa: “E adesso? Dopo un anno così vincente, cos’altro ci resta?” 

Eravamo reduci da un’Olimpiade che aveva scosso l’Italia e ci aveva convinto finalmente di essere qualcosa in più di una nazione romantica e fatalista. Siamo un paese capace di vincere. Ovunque. In ogni sport. 

E poi è arrivato il 2025 che ci ha dimostrato per l’ennesima volta che siamo bravi a correre, a saltare, a schiacciare, a pedalare, a ballare, a lanciare, a nuotare, a remare, a sciare. E soprattutto: a rialzarci

Le radici del successo

Ma come siamo arrivati a questo punto? Da dove nasce questa generazione di campioni? 

È facile attribuire tutto all’estate 2021, quella che ci ha restituito entusiasmo e speranza dopo più di un anno di pandemia. L’11 luglio guardavamo Donnarumma parare il rigore che ci rendeva Campioni d’Europa; poche settimane dopo, dieci minuti ci regalavano due dei momenti più belli dello sport italiano con gli ori olimpici di Tamberi e Jacobs. Ci guardavamo increduli che tutto questo potesse succedere a noi, nazione da 58 milioni di abitanti, “popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori” e di sportivi… 

È inutile negarlo, quell’estate ha dato il “la” per le stagioni sportive successive. Ma se chiudiamo gli occhi e torniamo indietro a quei magici mesi, ci rendiamo conto che tutti i i talenti esplosi negli ultimi anni, a Tokyo erano ancora lontani dal vertice. Furlani, Iapichino, Battocletti nella rassegna giapponese non erano neanche convocati, Jannik Sinner nel 2021 era ‘solo’ decimo nella classifica ATP, le nazionali di volley uscivano entrambe ai quarti di finale, Ceccon non vinse neanche una medaglia individuale. E allora cosa è successo negli ultimi anni? 

Un anno da rivivere

Facciamo un passo indietro e riviviamo da zero il 2025. Gennaio è iniziato nei migliori dei modi con la vittoria dell’Australian Open da parte di Sinner. Intorno al numero 2 al mondo abbiamo imparato a conoscere talenti già consacrati come Musetti e nuove esplosioni come Cobolli e Darderi. Negli ultimi due anni gli azzurri sono riusciti a vincere ben 23 titoli ATP e nel tennis, sport dell’individualismo per eccellenza, l’Italia è riuscita a conquistare, per la prima volta tra le mura amiche bolognesi, anche il terzo Mondiale a squadre consecutivo senza i suoi due tennisti più forti. Un movimento in salute tale da lasciare a casa Darderi, numero 26 del mondo, per abbondanza di talenti. 

Nel femminile è Jasmine Paolini a illuminare la stagione: una giocatrice che non smette mai di superare i propri limiti. Agli Internazionali d’Italia vince il singolare e trascina, insieme all’eterna Sara Errani, alla vittoria anche del doppio. E come se non bastasse, le due ripetono la magia al Roland Garros, confermando la medaglia d’oro olimpica vinta nello stesso impianto un anno prima.

A completare il capolavoro arriva la Billie Jean Cup: anche quest’anno il trofeo resta nelle nostre mani. Il tennis italiano, in ogni sua forma, è sul tetto del mondo. 

Se abbiamo ormai elogiato più volte i risultati delle nazionali di pallavolo femminile e maschile sul tetto del mondo in meno di due settimane, non è stato dato abbastanza risalto alle straordinarie prestazioni dell’atletica.  

Figlia dell’estate olimpica del 2021, la nazionale italiana ci ha regalato il record di medaglie assoluto in un campionato del mondo. L’oro mondiale di Mattia Furlani nel salto in lungo, unito ai podi di Nadia Battocletti (5.000m e 10.000m) e Antonella Palmisano, hanno confermato che l’eccellenza italiana non è più un’eccezione, ma la regola. Tutto questo era inimmaginabile nel periodo buio vissuto tra il 2015 e il 2019. L’attuale nazionale è una generazione costruita, creduta, anche grazie ai cambi nei vertici della federazione: il direttore tecnico Antonio La Torre ha modernizzato le metodologie di allenamento e il presidente Stefano Mei ha aggiunto aria nuova ed energia. 

Source: Grana/FIDAL
2025 World Athletics Championships, 13-21 September, Tokyo (JAP) | Photo: Sportmedia

Discorso diverso per il nuoto che è uscito dalle olimpiadi di Parigi con la consapevolezza di avere una delle nazionali più forti del mondo. La rassegna iridata di Singapore ci ha regalato la consacrazione dei campionissimi ma anche la scoperta di nuove punte di diamante. Se ormai i podi in acque libere di Gregorio Paltrinieri sembrano non sorprenderci più – nonostante ci troviamo di fronte al nuotatore azzurro più forte di sempre- quelle due settimane a cavallo tra luglio e agosto hanno avuto come protagonisti due ragazzi che si allenano insieme da quando sono bambini: Chiara Pellacani e Matteo Santoro. I due non sono nuovi a medaglie internazionali ma il gradino più alto del podio nel sincro misto in una disciplina, quella dei tuffi, in cui la Cina regna sovrana, era un obiettivo che forse neanche loro si erano posti. E invece hanno stupito prima se stessi e poi un’intera nazione che ha seguito la gara con il fiato sospeso. Chiara poi è riuscita a portarsi a casa anche altre due medaglie individuali, tra cui una nella disciplina olimpica dei 3m che a Parigi le era sfuggita per pochi centesimi di punto.  

Un’altra storia di riscatto in vasca è quella di Simona Quadarella. Atleta simbolo del nuoto azzurro che, dopo non essere riuscita a prendere nessuna medaglia a Parigi, è scesa in vasca con una determinazione tale che le ha permesso di segnare due record europei con tempi che non aveva mai avvicinato fino a quel momento.  

Singapore ha quindi dato prova dell’eccellente stato di salute della nazionale italiana, con i suoi campionissimi che si sono riconfermati al vertice (Ceccon e Martinenghi su tutti) e nuovi talenti che si sono affacciati per la prima volta al palcoscenico internazionale, come Sara Curtis e Carlos d’Ambrosio. 

Sport minori che continuano a vincere

Anche quelli sport che hanno spesso poca risonanza mediatica, quest’anno hanno fatto sognare tutti gli italiani che li seguivano davanti alla televisione. 

Le ragazze del basket hanno conquistato un bronzo che aspettavamo da trent’anni. La medaglia ottenuta dalle Azzurre all’europeo è stata una vittoria di merito e di principio. Riscatta un movimento che la pallacanestro italiana ha storicamente relegato al secondo livello, riservando al settore femminile minori spazi e risorse. Il caso della Virtus Bologna Femminile, costretta due anni fa a rinunciare al massimo campionato per carenza di budget nonostante i successi, resta un emblematico fallimento sistemico. Questa medaglia è un monito: chiede con forza che il sistema investa il giusto peso e riconoscimento in un settore che ha dimostrato di valere. 

Risultati importanti anche per il ciclismo che ha visto gli azzurri brillare nelle gare a cronometro, su pista e, soprattutto, nelle categorie giovanili, dimostrando la vitalità del movimento azzurro. L’Italia si conferma una potenza assoluta nel velodromo, portando a casa titoli iridati di prestigio: oro storico nell’Inseguimento a Squadre Femminile che ha dominato la specialità consolidando la posizione di vertice mondiale. Epilogo d’oro poi per il campione olimpico di Rio2016 Elia Viviani che chiude la carriera con il terzo titolo iridato nell’Eliminazione maschile. Ai Campionati Europei su Strada, l’Italia si è piazzata quarta nel medagliere per titoli evidenziando una grande profondità di squadra. Punta del diamante rimane sempre Filippo Ganna che conquista un argento nella cronomentro, solo dietro al fuoriclasse Evenepoel, e si conferma tra i migliori specialisti al mondo. 

l’Italia ha ritrovato un campione di prospettiva assoluta in Lorenzo Mark Finn. Il ligure ha realizzato un’impresa storica: nonostante fosse il più giovane in gara nella categoria, al suo primo anno tra gli Under 23, Finn ha dominato la durissima prova in linea ai Mondiali di Kigali 2025. Questa vittoria segna uno storico “back to back” di titoli iridati, dato che Finn aveva già vinto la prova in linea tra gli Juniores nel 2024. È uno dei pochissimi atleti nella storia del ciclismo a realizzare la doppietta Juniores-Under 23 in anni consecutivi. La sensazione è quella di star assistendo alla nascita di un fenomeno. Finn è la dimostrazione di una federazione che sta lavorando bene nei reparti giovanili e che garantirà all’Italia nuovi talenti nei prossimi anni.  

Annata da ricordare anche per la scherma, il judo, il tiro a volo, il canottaggio e il taekwondo che, nonostante la poca notorietà, continuano ad accumulare risultati di altissimo rilievo a livello internazionale.  

Ma quindi come è possibile che l’Italia sia così tanto competitiva in così tanti sport? 

La narrazione del ‘miracolo’

Siamo un Paese abituato a cercare eroi solitari. A raccontarci che il talento nasce per caso, che le vittorie sono eccezioni. Spesso di fronte ai successi degli ultimi anni ci siamo trovati di fronte alla narrazione di ‘un miracolo’, di ‘un talento straordinario’ e di qualcosa di atipico. Ma pur riconoscendo i meriti dei singoli, non ci possiamo nascondere dai problemi che gli atleti italiani si trovano ad affrontare prima di arrivare ad essere i migliori.  

Sotto la gloria dei successi sportivi, rimane una verità scomoda: molte delle nostre infrastrutture non sono all’altezza. Secondo il Rapporto Sport 2024, il 44% degli impianti sportivi italiani è stato costruito tra gli anni ’70 e ’80, e circa l’8% non è nemmeno funzionante — percentuali che salgono fino al 20% in alcune aree del Sud. Ci sono anche 57 impianti sportivi mai completati, per cui servirebbero ancora oltre 520 milioni di euro per portarli a termine.

Dopo anni in cui il Mezzogiorno concentrava appena il 26% degli impianti sportivi italiani, la vera sfida per trasformare l’eccellenza in routine è la corretta gestione delle nuove risorse. L’implementazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha sbloccato fondi cruciali che hanno già prodotto una svolta: nel 2024, i finanziamenti per l’infrastruttura sportiva sono balzati da 47 a oltre 70 milioni di euro in un anno (un incremento del 50%). Tuttavia, l’opportunità è direttamente proporzionale alla responsabilità di spendere in tempo e in modo efficace. Evitare che questi fondi restino bloccati nella burocrazia è cruciale per il futuro, soprattutto considerando l’enorme potenziale di ritorno: solo garantendo una spesa mirata e tempestiva, lo sport italiano potrà dimostrare di aver superato non solo la crisi agonistica, ma anche quella strutturale e gestionale che per decenni ha frenato il movimento di base.

Le medaglie degli ultimi anni sono il risultato di un modello che bypassa questi problemi finanziando l’atleta, non l’impianto. Circa l’80% dei podi olimpici è vinto da atleti ingaggiati dai Gruppi Sportivi Militari (Fiamme Oro, Fiamme Gialle), un sistema che offre stabilità economica, stipendio e strutture d’élite concentrate, garantendo ai talenti il professionismo a tempo pieno.  

Se oggi celebriamo campioni che si allenano in contesti tutt’altro che perfetti, è solo perché la loro determinazione ha colmato le lacune del Paese. Ma per trasformare il “miracolo” in tradizione, servirà un’Italia che investe davvero nel luogo in cui ogni successo inizia: le palestre di provincia

Il 2025 ci ha regalato per un’altra volta un’Italia protagonista assoluta nel mondo. Ma le emozioni non finiscono qui. Abbiamo già un obiettivo chiaro: i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, il palcoscenico su cui gli azzurri cercheranno di riscrivere la storia in casa propria. 

Oltre a questo imperdibile appuntamento invernale, i mesi caldi hanno in programma gli europei di volley maschile, che si giocheranno in casa, e quelli femminili. Stessa competizione anche per il nuoto e per l’atletica e gli azzurri e le azzurre del basket cercheranno di qualificarsi per i mondiali in programma a settembre. E non dimentichiamoci dei mondiali di calcio.

Per trasformare i trionfi degli ultimi anni in una base stabile e duratura, non basta investire negli atleti. Dobbiamo investire nelle strutture. Modernizzare gli stadi, completare gli impianti incompiuti, rendere accessibili le palestre alle scuole: è la condizione per fare in modo che i successi degli ultimi anni non rimangano un lampo isolato. La sfida per il futuro non sarà più vincere, ma trasformare il successo dell’élite in un sistema sportivo di base più equo e moderno.

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