Quando fare domande costa il lavoro: il caso di Gabriele Nunziati

11 Nov , 2025 - Attualità

Quando fare domande costa il lavoro: il caso di Gabriele Nunziati

La vicenda

Il 13 ottobre, durante una conferenza stampa a Bruxelles, il giornalista Gabriele Nunziati, collaboratore di Agenzia Nova, ha posto una domanda, destinata a far discutere, alla portavoce della Commissione Europea Paula Pinho: “Se la Russia dovrà pagare per la ricostruzione dell’Ucraina, Israele dovrà fare lo stesso per Gaza?” La portavoce ha scelto di non rispondere nel merito, limitandosi a dire: “La sua è una domanda molto interessante, alla quale però in questa fase non vorrei rispondere.”

Poche settimane dopo, il 27 ottobre, Nunziati ha ricevuto una lettera di licenziamento da parte di Agenzia Nova, per cui collaborava. Le motivazioni ufficiali parlano di una domanda “inappropriata” e “tecnicamente sbagliata”, che avrebbe generato “imbarazzo e disagio” per la testata. In un comunicato, Agenzia Nova ha spiegato che: “Gabriele Nunziati ha posto alla portavoce della Commissione Europea una domanda tecnicamente sbagliata. Quel che è peggio, il video relativo è stato rilanciato da canali Telegram nazionalisti russi e da media legati all’Islam politico in funzione anti-europea, creando imbarazzo all’agenzia.”

Secondo l’agenzia, l’errore del giornalista sarebbe stato quello di paragonare la Russia a Israele, due situazioni considerate “sostanzialmente e formalmente diverse”. L’agenzia ha inoltre affermato che Nunziati avrebbe insistito nel ritenere corretta la domanda, “mostrandosi ignaro dei principi fondamentali del diritto internazionale”.

Nel frattempo, il video della conferenza si è diffuso rapidamente sul web, rilanciato da chi accusa l’Unione Europea di adottare due pesi e due misure nei confronti dei conflitti russo-ucraino e israelo-palestinese. 

La Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, all’articolo 11, sancisce il diritto alla libertà di espressione e d’informazione, compreso quello di ricevere e comunicare informazioni senza ingerenze pubbliche. Tuttavia, la vicenda di Nunziati mostra come, nella pratica, questo diritto sia sempre più fragile.

Foto tratta dal profilo Instagram ufficiale di Gabriele Nunziati (@gabrigibra97)

Le reazioni

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha espresso “sconcerto per la vicenda”, sottolineando che: “Non si può essere di fatto licenziati per aver posto una domanda. Il ruolo del giornalista è proprio quello di porre domande che possono risultare scomode o poco gradite.” L’Ordine ha quindi chiesto il reintegro di Nunziati “a pieno titolo nel suo ruolo”.

Anche dal mondo politico non sono mancate reazioni. Gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle hanno manifestato solidarietà e preoccupazione. Gaetano Pedullà ha parlato di “forme subdole di censura che minano il giornalismo libero e indipendente”, mentre Anna Laura Orrico ha definito l’episodio “un fatto gravissimo per la libertà di stampa in Italia”.

Sulla stessa linea, Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha dichiarato: “Il licenziamento di Gabriele Nunziati è un atto grave, inaccettabile e lesivo del diritto costituzionale di cronaca e di critica. Un giornalista ha posto una domanda legittima alla Commissione Europea e per questo viene allontanato: siamo davanti a un precedente inquietante per la libertà di stampa nel nostro Paese.” Bonelli ha aggiunto che le giustificazioni fornite da Agenzia Nova, secondo cui la domanda sarebbe stata “tecnicamente sbagliata”, “non chiariscono nulla, ma anzi confermano la natura politica dell’atto”.

Con parole altrettanto dure, l’ex deputato Alessandro Di Battista ha dichiarato: “Per questa domanda Gabriele Nunziati è stato appena licenziato. L’Agenzia Nova, i cui vertici dovrebbero vergognarsi, ha punito un giornalista per aver posto una domanda corretta, lecita, di pubblico interesse, una domanda scomoda, come quelle che i giornalisti dovrebbero rivolgere al potere”.

Intervenendo sulla vicenda, lo stesso Nunziati ha raccontato: “Mi è stato fatto sapere che la domanda non era apprezzata, che era tecnicamente sbagliata. Nel nostro Paese c’è una costante erosione della libertà di stampa.

La nostra opinione

Da futuri giornalisti, non possiamo restare indifferenti davanti a storie come questa, perché ci riguardano da vicino e mettono in discussione il senso stesso di questo mestiere. Ci ricordano che fare domande non è solo un dovere professionale, ma un gesto di libertà che oggi appare sempre più fragile, schiacciato spesso da interessi economici, pressioni politiche e timori redazionali.

In un contesto dove la prudenza spesso sostituisce il coraggio, il nostro compito sarà quello di continuare a chiedere, di cercare la verità anche quando dà fastidio. Giornalista non è chi si limita a raccontare i fatti in modo asettico e distaccato, ma chi, guidato dalle proprie convinzioni, sceglie di indagare e di incalzare, anche con domande scomode, là dove percepisce ingiustizia o corruzione, perché essere giornalisti significa questo: avere la forza di non tirarsi indietro davanti al potere, perché la libertà di stampa vive solo finché qualcuno trova la voce per difenderla. 

Articolo di Aurora Forlivesi, Nikita Spinelli, Sara Scheda

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