Tutti dicevano ossessivamente che si entrava nel bozzolo per far crescere le ali ed emergere come un magnifico miracolo. Ma nessuno raccontava mai che il corpo del bruco, in realtà, all’interno del bozzolo si dissolveva, riducendosi in poltiglia prima di ricostruirsi. A volte la parte più difficile dell’avere vent’anni era capire in quale stadio ti trovavi: se eri già poltiglia, se ti ci stavi riducendo in quel momento o se ti mancava poco a diventarlo.
Disfarsi, ricomporsi, cambiare prospettiva, trasformarsi. Un continuo andirivieni, non un percorso lineare, una strada spianata, ma un cammino tortuoso segnato da inciampi e rivelazioni. E se ti abbandoni e ti lasci cullare dalla cultura dell’Internet, sarai completamente spacciato. Sbalzi d’umore, pubblicato da Mercurio, osserva da lontano e da vicino “una generazione cresciuta nel distacco dalla natura, dissociata dal proprio corpo e dai propri sentimenti”. È un romanzo distopico di Frankie Barnet, ma forse – aggiungerei io – non poi così tanto surreale.
Una distopia che assomiglia troppo al presente
La storia si apre in una confusione generale: gli animali di tutto il mondo si stanno ribellando, sono come impazziti. Anche quelli domestici e più innocui diventano aggressivi, attaccando i loro padroni. La motivazione non è chiara: alcuni sostengono sia colpa della crisi climatica, altri, della crudeltà umana. Ma una macchina a ultrasuoni risolve definitivamente il problema, sterminando ogni animale sulla Terra. A Idearla è Roderick Maeve, un miliardario della Silicon Valley che darà origine a una società “postfauna”.
In questo scenario svuotato e straniante si muovono Jenlena e Daphne, due giovani ragazze disadattate che condividono una casa, dei lavori precari, delle relazioni instabili e un senso costante di spaesamento. In balia di un pianeta rinnovato, le loro vite restano sospese tra tentativi di affermazione, fragilità emotive e il bisogno di dare un senso a quello che stanno diventando.
Corpi, potere e sopravvivenza
Il quadro che emerge non è di certo rassicurante. Di fronte a questa instabilità, chi detiene il potere reagisce cercando scorciatoie sempre più estreme, come se fosse possibile cancellare il presente o immaginare una fuga altrove, lontano dalle conseguenze. Nel frattempo, chi resta prova a tirare avanti: si sopravvive come si può, si accettano compromessi, si monetizza qualsiasi cosa, persino il proprio corpo, fino a trasformarsi in animali da compagnia per l’intrattenimento dei più ricchi.
E allora la domanda si sposta: non tanto come salvare il mondo, ma come si continua a vivere, giorno dopo giorno, senza soccombere, quando tutto sembra già fuori controllo. Sbalzi d’umore non fornisce risposte né vie d’uscita, ma mette a nudo proprio questa sospensione, questo stare nel mezzo, che è poi lo spazio in cui si muovono anche le sue protagoniste.

Relazioni fragili in un mondo iper-connesso
Allora era vero quello che dicevano delle ragazze. Erano pazze. Insensate. Erano guidate dalle emozioni e da feroci, feroci, sbalzi d’umore.
A dominare la scena sono le relazioni tra i personaggi, sempre più viziate dai comportamenti di consumo, dai social, dalle aspettative umane. Le vite di ciascuno scorrono parallele, ognuna con i propri traumi, e mentre tutti sono alla ricerca di una fonte di distrazione dietro lo schermo di un telefono, si incappa in una notifica sulla fine del mondo. Impossibile quindi instaurare e mantenere delle relazioni sane, svincolate da interessi di qualsiasi genere. Si cerca di sopravvivere al meglio, annaspando tra i propri bisogni e quello che la Terra può offrire.
E in fondo, mi sono chiesta, non è quello che cerchiamo di fare anche noi oggi? Tentare di galleggiare in un universo iper-connesso, dove ogni dettaglio più intimo e fragile è esposto alla mercé di tutti ma si è incapaci di costruire legami interpersonali autentici? Come si è arrivati a conoscere ogni possibile “sbalzo d’umore” di chi ci circonda senza però riuscire ad aggiustarli?
Sono domande che rimangono aperte, un po’ come nel romanzo. Perché Barnet i disagi degli uomini ce li fa vedere da vicino, non li racconta e basta, ma ce li fa vivere assieme ai personaggi, senza cercare di curarli.
Un libro attuale che apre le porte a innumerevoli riflessioni, a tratti crudo, ma anche “scattante, divertente, arguto e agghiacciante” come ha detto George Saunders. Il New York Times lo ha definito una “nuova letteratura massimalista”, perché c’è di tutto, l’iperpersonale e il politico, l’amicizia, il sesso, la tech economy, la minaccia climatica e distopie varie.
Allora, cosa stai aspettando a leggerlo?
