Stefano Rapone, comico dai ruoli mai principali

13 Ott , 2025 - Cultura

Stefano Rapone, comico dai ruoli mai principali

“Un comico dai ruoli mai principali” è lo spettacolo di stand-up comedy che Stefano Rapone sta portando in giro per l’Italia. Sabato 4 ottobre era alla Festa del Racconto di Carpi e sono andata a sentirlo. Rapone, per chi segue Tintoria Podcast, è famoso per il set di domande “Come stai? / Cosa hai fatto oggi? / Chi è il tuo dittatore preferito?”, un’ironica simpatia per Berlusconi, e per il tono flemmatico e imperturbabile con cui intervista l’ospite. Questa sua aplomb ha caratterizzato anche il suo spettacolo di stand-up, che ruota interamente intorno alla “più grande shitstorm che ha attraversato finora”, ovvero quando, come battuta, ha scritto che in futuro il politically correct farà sì che i cori da stadio saranno tipo “la mamma dei laziali (tifosi della squadra di calcio Società Sportiva Lazio, ndr) è una sex worker”. Non l’avesse mai fatto. Tifosi della Lazio su tutti i social hanno iniziato a insultarlo, definendolo “un comicuccio da quattro soldi” e altri insulti ben più coloriti. E tutto lo spettacolo ruota dunque intorno a questo episodio, alle minacce che gli sono state rivolte, agli insulti che variavano dal poco originale “Rapone fa rima con coglione” alle più elaborate offese legate alla sua scarsa notorietà. In realtà la stand-up comedy non è altro che un infinito flusso di coscienza tra realtà e finzione, nel caso di Rapone ben riuscito, in cui il comico si destreggia tra gli argomenti più disparati, dalla critica ai pro-life e al nostro attuale governo a qualche simpatico scambio con il pubblico. Ma non voglio spoilerare troppo, anche perché vale davvero la pena vederlo (no, non ci hanno pagato per dirlo).

Mentre assistevo (piangendo dalle risate, sarò sincera) allo spettacolo, non sono riuscita a frenare un pensiero: quand’è che è diventato accettabile un flusso di coscienza da un’ora e mezza dove il pubblico (pagante) deve pure fare una parte attiva? Perché in realtà, il primo pensiero che ti attraversa quando vedi il microfono avvicinarsi alla fila dove sei seduto tu è lo stesso identico che avevi quando la prof di matematica doveva decidere chi interrogare: “Ti prego non me”.  segue

La risposta che mi sono riuscita a dare è che la stand-up comedy è uno strumento artistico perfetto per questi tempi che stiamo vivendo. Innanzitutto, dalla parte dell’artista, normalizza il monologo in cui si parla di sé (che, se ci pensate, se dite ai vostri genitori “ah sì, vado a sentire uno sconosciuto che parla della sua vita per due ore” potrebbero prenderti per pazzo), che perfettamente si inserisce nell’intensificazione dell’individualismo che caratterizza l’epoca che stiamo vivendo. E poi, prende la cosa bella dei social e la trasferisce nel mondo reale: uno stand-up comedian è un influencer (divertente) che però è davanti a te, concreto, fisico, e invece che dire “scrivetemi nei commenti cosa ne pensate!” ti passa il microfono e te lo chiede davvero. E direte, va beh, le interazioni sociali ci sono sempre state… ma non così. Nella stand-up comedy lo spettatore non è protagonista, il comico lo è. Come nei social, il follower, anche se un suo piccolo ruolo attivo ce l’ha, non è protagonista, l’influencer lo è. Ed è la cosa bella di questo tipo di spettacolo, perché c’è un’ampia categoria di persone che non ha voglia né di stare nel buio delle poltrone di un teatro né di salire sul palco. E la stand-up comedy, per questa fetta di pubblico, è l’ideale. Inoltre, la stand-up comedy permette al pubblico, con uno span di attenzione sempre più breve, più facilmente annoiato, di essere coinvolto, chiamato in causa, provocato. E anche se subito pensi “Ti prego non me”, quando poi ti trovi Rapone, sorridente, serafico, davanti, in cuor tuo sai che la risposta a qualsiasi domanda ti potrà mai fare ce l’hai molto più chiara che all’interrogazione di matematica.

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