Nei giorni scorsi gli Stati Uniti hanno rivelato un programma di 28 punti per porre fine al conflitto russo-ucraino. Il piano è stato ampiamente criticato da molti osservatori ed è stato giudicato troppo accondiscendente alle richieste russe, tuttavia si trova ancora in fase di redazione.
Il piano ha scatenato una profonda indignazione negli ambienti istituzionali europei, che sono stati esclusi da qualsiasi tipo di progetto diplomatico, e rivela alcune tendenze da parte degli Stati Uniti, i quali sembrano voler chiudere il dossier ucraino nel minor tempo possibile. Secondo Bloomberg, infatti, il piano sarebbe il frutto di colloqui segreti fra alti rappresentanti degli Stati Uniti e omologhi russi.
Se il piano dovesse essere approvato secondo quanto scritto nella bozza, i russi vedrebbero soddisfatte gran parte delle richieste che avevano posto come condizioni per la fine della guerra, quindi neutralità e disarmo dell’Ucraina; mentre a livello territoriale Mosca controllerebbe stabilmente un quinto del territorio ucraino. Inoltre, parallelamente alle conquiste territoriali, i russi godrebbero anche di vantaggi economici: in primo luogo verrebbero rimosse le sanzioni economiche verso il paese, Mosca verrebbe reintegrata nel G8 e i 100 miliardi per la ricostruzione dell’Ucraina andrebbero a beneficio anche delle aziende russe.
Gli Stati Uniti, dal canto loro, otterrebbero grandi guadagni economici (unitamente ai proventi derivanti dall’accordo sulle terre rare siglato con l’Ucraina in aprile), necessari a Trump per tenere sotto controllo quella parte di elettorato che vuole gli Stati Uniti più distaccati dall’Unione Europea. Per l’Europa, infine, il piano Trump rappresenta un incubo non solo in termini politici (a causa dell’imbarazzante ripristino delle relazioni con Mosca) ed economici (dati i costi di ricostruzione dell’Ucraina) ma anche reputazionali, in quanto diversi leader europei hanno investito molto del proprio capitale politico nel conflitto, che continua a essere narrato come unica possibilità di confronto con i russi.
Allo stato attuale l’Ucraina sarebbe lo sconfitto, ma tutto l’Occidente subirebbe gli effetti collaterali di una pace che assume i più i tratti di una capitolazione.
I 28 punti
1. La sovranità
La sovranità dell’Ucraina sarà confermata.
6. L’esercito
La dimensione dell’esercito ucraino sarà limitata a 600.000 soldati in tempo di pace.
8. Truppe alleate
La Nato si impegna a non stazionare permanentemente truppe in Ucraina in tempo di pace.
9. Caccia in Polonia
Aerei da combattimento Nato saranno stazionati in Polonia.
10. In caso di nuovi attacchi
Scatterebbe un meccanismo analogo all’Articolo 5 della Nato:
a. Gli Usa riceveranno compensazioni per la garanzia.
b. Se l’Ucraina invade la Russia, perde la garanzia.
c. Se la Russia invade l’Ucraina, oltre a una robusta risposta militare coordinata, tutte le sanzioni globali saranno ripristinate e ogni riconoscimento o beneficio derivante dall’accordo sarà revocato.
11. L’ingresso nell’Ue
L’Ucraina è idonea per l’adesione all’Ue e riceverà un accesso preferenziale al mercato europeo durante la valutazione.
13. Le sanzioni
Reintegrazione graduale della Russia nell’economia globale con concessioni sulle sanzioni e accordi economici tra Usa e Russia incluso il ritorno della Russia nel G8.
14. Ricostruzione e asset
Ricostruzione completa e compensazione finanziaria per l’Ucraina utilizzando anche asset sovrani russi congelati finché non ci sarà compensazione per i danni.
16. Politica di non aggressione
La Russia deve legiferare una politica di non aggressione verso Europa e Ucraina.
17. Start I
Stati Uniti e RUssia si accorderanno per estendere la validità dei trattati di non proliferazione e controllo delle armi nucleari, incluso il trattato START 1
18. Non proliferazione
L’Ucraina rimarrà stato non-nucleare in accordo con il Trattato di non-proliferazione nucleare (TNP).
19. Zaporizhzhia
La centrale nucleare di Zaporizhzhia sarà riavviata sotto supervisione Aiea con energia equamente divisa tra Russia e Ucraina.
20. Tolleranza
L’Ucraina adotterà le regole Ue sulla tolleranza religiosa e la protezione delle minoranze linguistiche.
22. Le violazioni
Una volta definiti gli accordi territoriali, né Russia né Ucraina modificheranno questi accordi con la forza, con garanzie di sicurezza vincolanti.
23. Il fiume Dnipro
La Russia non ostruirà l’uso commerciale del fiume Dnipro da parte dell’Ucraina e saranno garantiti i movimenti di spedizioni di grano nel Mar Nero.
25. Le elezioni
L’Ucraina terrà elezioni il prima possibile dopo l’accordo di pace.
27. Accordo vincolante
Questo accordo sarà legalmente vincolante con un Consiglio di Pace presieduto da Donald J. Trump che ne monitorerà l’implementazione e punirà le violazioni.
Perché ora
Per comprendere la genesi di questo piano credo sia utile tenere in considerazione la sovrapposizione di due livelli: regionale e globale.
A livello regionale il piano si configura come la risposta al progressivo indebolimento delle forze ucraine. Infatti, come evidenziato da Kiel Institut, gli aiuti militari occidentali – che costituiscono il presupposto difensivo dell’Ucraina – sono calati, nel corso dell’ultimo semestre, del 43%, pari a 1,7 miliardi di euro.
L’infrastruttura militare ucraina si trova quindi in probabile difficoltà (anche se i dati chiari su quanto sta accadendo sul campo di battaglia sono difficili da reperire) e il piano di pace permetterebbe di porre fine al conflitto prima che la Russia possa occupare nuovi territori e migliorare ulteriormente la propria posizione in vista dei negoziati.
A livello globale, invece, alcuni analisti sostengono che la redazione del piano assolverebbe a due obiettivi. In primo luogo, una pace in Ucraina consentirebbe agli Stati Uniti di poter rivolgere la propria attenzione verso l’indo-pacifico. In secondo luogo, risolvere le tensioni con la Russia permetterebbe agli Stati Uniti di riavvicinarsi a Mosca e di attrarre la Russia verso di sé, nel tentativo di indebolire il legame con la Cina – con cui peraltro Mosca ha stretto solidi rapporti dall’inizio della guerra ad oggi. A riprova di quanto detto, la bozza della National Defense Strategy del 2025 racconta chiaramente della volontà statunitense di definire prioritario il controllo del teatro indo-pacifico, mentre non menziona la pacificazione del territorio europeo, segno che la Casa Bianca è interessata a chiudere il capitolo ucraino per concentrarsi altrove.
Naturalmente, tutto ciò va a discapito degli europei. Infatti, se all’inizio della guerra sembrava esserci una convergenza di interessi fra Europa e Stati Uniti, oggi questi ultimi hanno deciso di rivolgersi a Oriente. Questi aspetti, se confermati, spiegherebbero la richiesta statunitense di aumentare la spesa militare e la volontà di abbandonare il ruolo di garante militare del vecchio continente. In tutto ciò, il tempo gioca a favore dei russi, che sanno di poter dissanguare lentamente l’Ucraina. In questo senso, gli Stati Uniti hanno deciso di affrontare la pace come una questione privata con il Cremlino, ben consapevoli dell’irrilevanza dell’Europa e delle rivendicazioni ucraine.
Cosa significa questo piano
Per gli Stati Uniti il piano è la prova inequivocabile di voler trattare la pace; Putin ha compreso questa motivazione profonda, perciò ha dichiarato che il piano possa essere una piattaforma di partenza per i negoziati, pur ribadendo che l’esercito russo continuerà a combattere nel caso in cui la bozza non dovesse essere accettata. La Russia infatti ha la possibilità di raggiungere un obiettivo su grande scala: infliggere una sconfitta strategica all’occidente nel suo complesso, disarticolando il concetto stesso di occidente collettivo.
Dal lato occidentale, invece, il piano segna la sorte disastrosa dell’Europa come soggetto geopolitico. Il mancato coinvolgimento dell’Europa nei negoziati di pace, inoltre, potrebbe essere anche frutto della mancata volontà dei leader europei di parlare di pace. In diversi casi l’Europa si è dimostrata sostenitrice della linea dura contro la Russia, a partire dai primi negoziati del 2022 fino alle settimane più recenti, nelle quali Macron ha rifiutato il limite numerico imposto dal piano sull’esercito ucraino e ha denunciato la mancanza di volontà della Russia di giungere a un ‘cessate il fuoco’. La richiesta di un ‘cessate il fuoco’ appare miope e mal riposta, infatti essa potrebbe seguire la stipula di un negoziato ma, in questo caso, assume i tratti di uno stratagemma per congelare i progressi russi, rendendola quindi una condizione inaccettabile per Putin.
Inoltre, è interessante notare la presenza, nel punto 17, del tema della riduzione del numero delle armi nucleari, che poco ha a che fare con il conflitto. Questa condizione codifica il piano anche come uno strumento di respiro molto più ampio del conflitto ucraino in sé; la pace in Ucraina sarebbe quindi tassello di un mosaico molto più grande, a riprova del fatto che gli Stati Uniti vogliono costruire rapporti con la Russia per ridefinire la distribuzione del potere a livello mondiale.
Da parte russa, quindi, la partita si giocherà sulla capacità di capitalizzare il più possibile da una pace che gli Stati Uniti sono intenzionati a siglare, attraverso un attento bilanciamento fra iniziativa militare e diplomatica.
Europa (e Italia)
L’Europa si è trovata a essere esclusa da ogni incontro negoziale, con grande scorno dei maggiori leader del vecchio continente, che non possono accettare che decisioni così delicate possano essere prese dagli Stati Uniti in totale autonomia.
In risposta ai 28 punti statunitensi, l’Europa si è affrettata a presentare un proprio piano di pace (che la Russia ha prontamente respinto). Ma ora cosa può fare l’Unione Europea?
Data la carenza di fondi da destinare all’Ucraina, ha assunto progressivamente maggior forza la posizione di coloro che vogliono utilizzare i beni russi come fondo di credito all’ucraina. La posizione europea sui fondi ucraini incrina il progetto statunitense di scongelamento dei beni russi per la creazione di un progetto congiunto russo-statunitense per la ricostruzione e il raggiungimento di obiettivi condivisi. Il ruolo dell’Unione sarà influente soprattutto sotto questo aspetto, cioè nella capacità di incidere sulle decisioni riguardanti l’utilizzo dei beni russi congelati dall’inizio della guerra.
Le posizioni intransigenti dell’Unione contro la Russia sono ormai indifendibili, anche perché – come si è già visto – il sostegno militare all’Ucraina, dipende fortemente dal contributo statunitense.
Source: Wikimedia CommonsTuttavia, nelle ultime settimane Zelensky ha compiuto un tour in diverse cancellerie europee per rinsaldare i rapporti con i maggior stati dell’Unione e ricevere nuovi aiuti militari. Chi ha investito nella sconfitta della Russia ora si trova in una posizione molto difficile: una pace che preveda una totale integrità delle posizioni russe non è contemplabile, perché condannerebbe le classi dirigenti europee a una sconfitta ideologica e morale irrecuperabile.
Gli Europei quindi richiedono un immediato cessate il fuoco sulla linea attuale del fronte come presupposto per poter intavolare dei negoziati, ma i russi non hanno mai accettato questa proposta e non lo faranno di certo ora. In sintesi siamo bellicosi e complessivamente irrilevanti.
Nota a margine: in tutto ciò l’Italia non ha nemmeno preso parte alla stesura del piano europeo di pace. Questa notizia non deve sorprendere, dato che Meloni, bellicista in prima linea quando Biden spingeva tutti contro la Russia, sta ora prendendo le distanze dai partner europei, dal momento che Trump è incline al disimpegno: in altre parole, l’Italia si allinea alla posizione americana.
Russia
In Russia i quesiti attualmente sul tavolo sono due:
- quali rapporti intrattenere con l’Occidente?
- vittoria totale o pace?
La risposta a questi due interrogativi sarà il frutto di un confronto fra le due correnti che si dividono all’interno delle istituzioni russe. Da un lato si schiera la corrente realista e moderata (sostenuta da Putin e Lavrov) e dall’altro quella più oltranzista (sostenuta dal politologo Sergey Karaganov). Secondo la corrente realista, la questione ucraina apre la porta a conseguenze di più lungo periodo – come l’indebolimento dell’Occidente – a causa delle difficoltà economiche, politiche e sociali prodotte dalla guerra e, di conseguenza, il piano di pace potrebbe rappresentare un punto di arrivo accettabile. Karaganov sostiene invece che quella ucraina sia da considerarsi un’importante vittoria tattica (quindi ridotta per natura) e che la Russia dovrà ripristinare l’ordine mondiale attraverso il conflitto.
Cosa fare adesso
Source: Wikimedia CommonsQuali soluzioni adottare?
Le posizioni di Stati Uniti e Unione Europea sembrano inconciliabili e qualsiasi interruzione dei negoziati andrebbe a solo vantaggio della Russia. Gli Stati Uniti sarebbero disposti a concedere quasi tutto quello che la Russia chiede in nome di una pace rapida e garantita dalle proprie forze, in modo da scoraggiare qualsiasi logica revanscista da parte europea (punto 27). La strategia statunitense è rischiosa ma quasi certamente risolutiva e calza perfettamente con una frase (illuminante e drammatica) di Churchill circa il ruolo del pacificatore, che recita “uno nutre il coccodrillo sperando di essere l’ultimo a essere mangiato”.
L’Europa e l’Ucraina non possono accettare quella che a tutti gli effetti sarebbe una capitolazione umiliante, ma sono consapevoli che, al di là di qualche strepito, non hanno la forza per emanciparsi davvero dal controllo statunitense. Gli Stati Baltici sanno che se la Russia dovesse spuntarla alle attuali condizioni, sarebbero loro i primi bersagli di un prossimo attacco russo, per cui la sopravvivenza dell’Ucraina – per loro – è una questione esistenziale.
La situazione, per l’Europa, non lascia spazio a equivoci: o con gli Stati Uniti o contro la Russia. Se scegliessimo la prima dovremmo accettare, davanti al mondo intero, che gli autoritarismi vincono sulla democrazia; se scegliessimo la seconda dovremmo accettare di armarci e partire.
Non è più il tempo dei compromessi.

23 anni e già mi sento vecchio.
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