“Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sport sono dilettantistici”. Immagina essere il capo di una delle industrie più importanti del Paese, di aver appena rimediato l’ennesima figura da cioccolataio a livello mondiale, di aver rinnovato la fiducia di tutti i tuoi sottoposti e aver annunciato che non ti dimetterai, aggrappandoti alla poltrona con gli ultimi centimetri di unghie. Non contento ti presenti in sala stampa e, al posto che guardare al disastro che tu e la tua ciurma avete appena combinato, getti discredito su tutti quelli che, da anni, ti poggiano i piedi in testa quanto a risultati sportivi. È la tipica pensata dell’italiano medio: i miei problemi sono più grandi di quelli degli altri. Fa niente se gli altri con meno risorse, meno seguito, meno copertura mediatica, meno indotto economico, crescono, migliorano, imparano e portano a casa risultati strabilianti. Loro non hanno mica i problemi che hai tu. Ancora non appagato, storci anche un po’ il naso per qualche scelta arbitrale, non ti balena proprio per l’anticamera del cervello che qualche responsabilità possa essere tua. Quindi, un po’ come la cara vecchia volpe che non arriva all’uva, devi dire che è acerba, solo che “acerba” in questo caso fa rima con “dilettanti”. Parola che, caro Gabriele Gravina, indica “chi coltiva un’arte, una scienza, uno sport non per professione, né per lucro, ma per piacere proprio”.
Dal momento che non sai nemmeno che Arianna Fontana pattina (no, non scia come dici tu) non stupisce che tu non ne conosca il significato. Difatti, nemmeno chi non ha mai visto un evento sportivo in vita sua si sognerebbe di dire che Jannik Sinner gioca a tennis “non per professione, né per lucro” o che lo stesso fa Thomas Ceccon quando entra in acqua, così come Federica Brignone e Giovanni Franzoni quando si allacciano gli scarponi (sì Gabri, loro sciano davvero). Vivi anche nell’unico periodo della storia in cui due italiani guidano il mondiale di Formula 1 e quello di MotoGp, ma sicuramente anche Andrea Kimi Antonelli e Marco Bezzecchi si mettono alla guida per diletto, sia mai che lo facciano per professione.
L’impresa titanica
Gabriele Gravina con il suo qualunquismo è riuscito in un’impresa titanica in Italia: mettere tutti d’accordo. Non solo ha fatto accordare tutti sull’esigenza di un cambio alla guida della Federazione Italiana Giuoco Calcio, ma per la prima volta da tempo immemore c’è stata una levata di scudi generali nei confronti di tutti gli altri sport. Infatti, “i dilettanti” non solo si sono difesi da sé, ma sono stati protetti a gran voce anche dal popolo. Gli stessi italiani calciofili, cresciuti a pane e pallone, che considerano “minori” gli altri sport, non accettano che si tocchino quei professionisti che portano a casa titoli e danno lustro al Paese. Com’è giusto che sia.
Tanti sportivi si sono fatti portavoce del loro risentimento, come Antonio Cairoli che in un commento su Instagram ha scritto: “Dietro ogni titolo ci sono anni di sacrifici, allenamenti, cadute e rinunce. Lo sport non è dilettantismo. Lo sport è passione, lavoro e rispetto. E il rispetto dovrebbe valere per tutti gli sport”. Lui di Mondiali in motocross ne ha corsi e vinti tanti: 9 a livello individuale e 1 a squadre. “Mi batterò sempre, anche tramite i risultati, ma anche mostrando qui sui social cosa c’è dietro lo sport e il lavoro – ha commentato Mattia Furlani, campione del mondo in carica di salto in lungo -. Con un investimento di 15 anni che ho fatto con la mia famiglia su metodi di lavoro, studio e passione, partendo da vivere sotto ad un ponte fino ad arrivare all’élite mondiale. Perché è questa la professione, non chi dichiara certe cose sputando sul lavoro altrui”.
Bastava chiedere scusa
Fare una brutta figura sportiva fa parte del percorso, anche quando le brutte giornate sono reiterate (per conferma chiedere agli amici in rosso di Maranello), ma quello che fa infuriare è la mancata assunzione di responsabilità. Non chiedi scusa, ma fai “i complimenti ai ragazzi”, non è mai colpa tua, c’è sempre qualcuno che ha responsabilità più grandi di te o che comunque condivide un pezzetto del fardello. Tu hai fatto proprio tutto quello che potevi e ovviamente anche la tua squadra, che è esente da responsabilità di ogni genere. Gli altri, sono sempre gli altri a sbagliare. E se sono più bravi di te è fortuna, oppure è perché agiscono in condizioni molto più semplici, non perché lavorano meglio. Che poi gli altri chi? La Norvegia che ci ha presi a pallonate a San Siro? La Bosnia Erzegovina che non ci stava facendo vedere palla nemmeno in 11 contro 11?
Insomma, caro Gabriele non sei nient’altro che il primo degli italiani medi. Infatti, quest’estate dovrai scegliere se tifare Curacao o i dilettanti di altri sport, che ad ogni modo non saranno mai bravi come te. D’altro canto “negli sport dilettantistici si possono adottare una serie di scelte e decisioni che nel mondo professionistico non è possibile fare”. Una di queste scelte l’ha spiegata Gregorio Paltrinieri la cui mentalità è sempre d’ispirazione: “Io quando perdo penso a me stesso e faccio un’analisi di quello che sbaglio io e che faccio io, senza buttare in mezzo altri”. Forse è questo l’approccio che lo ha reso il dilettante più medagliato d’Italia nel nuoto? Bastava mollare la poltrona e chiedere scusa, invece hai voluto sprofondare nell’abisso dell’ignoranza sportiva e non.

Laureato in Comunicazione, Innovazione e Multimedialità all’Università degli Studi di Pavia. Mi piace leggere di tutto quello che mi incuriosisce e scrivere. Il mio pezzetto di mondo, però, sono gli sport, se prevedono un motore sono ancora meglio! Aspirante giornalista sportivo.
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