Perché le lacrime di Franzoni e Antonelli ci piacciono così tanto?

18 Apr , 2026 - Sport

Perché le lacrime di Franzoni e Antonelli ci piacciono così tanto?

Due ragazzi italiani con il volto pulito, i capelli ricci e la velocità nel sangue hanno normalizzato il pianto di gioia, anche in mondovisione, anche per gli atleti professionisti. Soprattutto hanno sdoganato il fatto che si possa andare davvero forte pur mostrandosi sensibili. Giovanni Franzoni e Andrea Kimi Antonelli sono due validissimi esponenti di quella fetta di Generazione Z che ama vivere le emozioni appieno, senza paura di sentirsi in difetto quando queste vengono mostrate.

Lacrime di gioia

“Ai giovani voglio dire: siate  grati per quello che avete ogni giorno che sia bello o brutto, godetevi appieno le gioie della vita” diceva un commosso Franzoni lo scorso 19 dicembre, dopo aver conquistato il suo primo podio nella Coppa del Mondo di sci alpino. Sembrava averlo preso alla lettera il 15 marzo Antonelli quando scoppiava in lacrime non riuscendo a dire che due frasi di circostanza dopo la sua prima vittoria in Formula 1. Sigillo che mancava all’Italia dal Gran Premio della Malesia del 19 marzo 2006, quando a sollevare il trofeo più grosso fu Giancarlo Fisichella.

Appaiono così genuini Giovanni e Andrea, rispettivamente classe 2001 e 2006, da sembrare ragazzi ordinari più che atleti professionisti al livello più alto dei rispettivi sport. In un mondo in cui le interviste sono spesso infarcite di domande banali e risposte altrettanto scontate, ascoltare il bresciano o il bolognese è sempre un piacere. I due ragazzi, infatti, danno la sensazione di parlare col cuore, senza troppi filtri quando compaiono ai microfoni. È ancor più bello sentirli rivolgersi direttamente ai giovani: “Credeteci, ve lo dice un ragazzo che ha avuto tante insicurezze nella vita” era l’appello di Giovanni dai piedi della pista Saslong (Val Gardena) dopo quel primo podio tanto sudato quanto meritato.

Percorsi diversi, stesso successo

Due parabole sportive totalmente diverse le loro: Antonelli ha bruciato le tappe, saltando alcune categorie propedeutiche alla Formula 1; Franzoni, al contrario, ha dovuto fare tutti i passaggi, anzi alcuni le ha pure rifatti. Un brutto infortunio nel gennaio 2023 lo ha costretto a ripartire da competizioni di minor prestigio rispetto alla Coppa del Mondo, circuito in cui aveva già raccolto i primi punti. Poi con la perdita dell’amico fraterno Matteo Franzoso nel settembre 2025 la vita lo ha messo davanti ad un’altra prova terrificante. Ciononostante lui si sente un ragazzo come gli altri: “Non vedo il motivo di mettermi sul piedistallo sopra ad altre persone. Alla fine siamo tutti uguali, prima viene la persona e poi l’atleta”.

Grazie a personalità come quelle di Franzoni e Antonelli si sgretola la concezione dell’atleta come un superuomo inscalfibile e impossibilitato a mostrarsi così umano da commuoversi. Il dubbio relativo al giudizio dell’opinione pubblica, che poteva ancora gravare sugli atleti, è stato spazzato via dal successo mediatico ottenuto dai due Gen-Z. Lo sciatore e il pilota, infatti, sono rapidamente entrati nei cuori di tanti appassionati rappresentando un punto di riferimento che, sia per lo sci maschile che per le quattro ruote, mancava da anni in Italia.

Perfettamente calati nella realtà

Il duo azzurro della velocità si colloca in perfetta simbiosi con il panorama sportivo mondiale, negli ultimi anni sempre più permeato da rispetto, fair play ed emozioni vissute positivamente. Da Carlos Alcaraz che filma il tuffo dal trampolino di Jannik Sinner dopo aver perso, proprio contro l’italiano, la finale del Masters 1000 di Monte-Carlo 2026, fino al mondo del ciclismo che celebra la vittoria di Wout Van Aert alla Parigi-Roubaix come se avessero vinto tutti, ma proprio tutti.

Giovanni e Andrea in questo contesto ci stanno proprio bene: si emozionano e piangono perché vincono, vedendo concretizzarsi i loro sogni e questo li mostra umani, vicini, due ragazzi della Generazione Z come tanti altri. Amiamo vivere pienamente ogni momento, da quello più ordinario fino ai successi più straordinari e nel farlo vogliamo godere di ogni singola emozione senza vergognarcene. In questo Franzoni e Antonelli sono tali e quali a noi e perciò, pur avendo ancora anni di carriera davanti a loro, ci sono già entrati nel cuore.

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