di Pietro Paulo Spigato
Disclaimer: è impossibile toccare tutti gli aspetti del Mondiale 2026, che in pieno stile americano è il più grosso e ricco mai organizzato dalla FIFA. In questa “breve” guida tratteremo alcuni degli aspetti più salienti del torneo per farvi arrivare pronti a quello che, a prescindere da tutto (presenza dell’Italia compresa), è la manifestazione sportiva più popolare al mondo.
Un po’ di contesto
Precisiamo subito una cosa passata sottotraccia: non è il mondiale americano, ma è il mondiale nordamericano. Sì, perché il torneo si disputerà sia in USA che in Canada e Messico, paesi troppo spesso visti come ancillari nei confronti dello scomodissimo stato (spesso autoritenutosi continente) che li separa. Certo, va sottolineato come dei 16 stadi selezionati per ospitare le gare, ben 11 sono su suolo statunitense, con soli 3 in Messico e appena 2 in Canada. Una sproporzione che riflette sì la qualità degli impianti sportivi presenti sull’area nordamericana, ma anche la grande influenza sull’organizzazione dei due maschi alpha della situazione: Donald Trump e Gianni Infantino, rispettivamente presidenti USA e della FIFA. C’è da precisare come l’idea dei Mondiali in USA sia qualcosa di nato molto prima dell’insediamento del tycoon alla Casa Bianca, affondando le proprie radici sotto l’amministrazione Obama, che si è vista superare in curva dal Quatar l’edizione 2022, la quale si sarebbe dovuta disputare proprio negli USA. Formalmente l’assegnazione è avvenuta nel 2017, ad inizio impero di Zio Donald, spinta prevalentemente da uno dei tanti attori non protagonisti, ma comunque decisivi, della galassia trumpiana: Jared Kushner. Per approfondire la genesi geopolitica del Mondiale a stelle e strisce, trovate il link della ricostruzione della vicenda in fondo all’articolo, a firma dell’ottimo Dario Saltari, penna eccelsa di UltimoUomo. Tornado ““all’amicizia”” Trump-Infantino: il loro legame è andato intensificandosi negli ultimi anni, grazie anche alla comunione d’intenti sull’organizzazione del torneo. Infantino aveva la volontà di continuare ad espandere la propria egemonia ai vertici del pallone, organizzando una competizione gargantuesca che prendesse al suo interno più paesi possibili, capitalizzando al massimo denaro e futuri voti delle nazioni e confederazioni calcistiche che alimentano il suo potere. Trump ha accettato di buon grado la prospettiva di fare un po’ di sportwashing sulla propria gestione del paese e della politica estera, consegnandosi alla storia come il presidente che ha ospitato la competizione sportiva più danarosa e partecipata di sempre. Win-win situation che grava essenzialmente sugli appassionati dello sport, che si sono trovati a comprare biglietti dai costi folli, con la concreta possibilità di vedere gli stadi semivuoti, come in occasione dell’ultima Copa America disputata negli USA, o pieni di figuranti, come al mondiale in Qatar, quando hanno dovuto riempire gli stadi di comparse armandosi di biglietti omaggio per non sfigurare agli occhi del mondo.
Note organizzative
Il Mondiale 2026 è il più partecipato della storia del calcio a livello di paesi rappresentati, saranno ben 48. Gironi, sedicesimi, ottavi, quarti, semifinali e finale, un carrozzone che produrrà esattamente 104 gare in 39 giorni, un’indigestione di football per tutti, in pieno stile statunitense. La partita inaugurale avrà sede a Città del Messico, giovedì 11 giugno, quando il Messico, padrone di casa, affronterà il Sudafrica. Questo stesso incrocio è stato, curiosamente, anche la sfida inaugurale del Mondiale 2010, disputatosi proprio in Sudafrica, e sedici anni più tardi a difendere la porta messicana potrebbe esserci ancora il leggendario portiere messicano Guillermo Ochoa, con un recente passato alla Salernitana, pronto a difendere i pali del suo paese al sesto mondiale consecutivo. Si giocherà a qualsiasi ora, dati i diversi fusorari che attraversano i paesi. Ad esempio, il 14 giugno giocheranno a mezzanotte, alle 3.00, alle 6.00, alle 19.00 e alle 22.00, contando gli orari italiani. Con l’avanzare della competizione si passerà a fasce di gioco “più umane”, per venire incontro al pubblico europeo, che rosicherebbe non poco vedere i propri beniamini giocarsi le sfide decisive alle 3 di notte. La finalissima è in programma per domenica 19 luglio, al MetLife Stadium di New York.

Griglia di partenza
Come in ogni competizione, o in generale nella vita, ci sono favoriti e sfavoriti. Segue, quindi, la più classica delle griglie di partenza, secondo i miei personalissimi gusti e pensieri, con le squadre divise per categorie, rigorosamente in ordine crescente di favori del pronostico.
Manchiamo noi, ma loro ci sono: evviva el Fútbol
Haiti, Curacao, Nuova Zelanda, Iraq, Uzbekistan, Capo Verde, Qatar, Giordania, Panama
Queste partecipazioni sono la massima espressione di cosa sia il calcio voluto da Infantino: dentro tutti, così mi riconfermano sulla poltrona FIFA. Da un lato è bellissimo che certi paesi, alcuni addirittura sconosciuti a gran parte della popolazione globale, partecipino ad un Mondiale, che è la festa dello sport per eccellenza (insieme alle Olimpiadi, sia chiaro). Pare evidente, però, il fatto che alcune squadre vengano essenzialmente “in gita”, poiché per mezzi tecnici risulta impossibile affrontare degnamente nazionali con una storia ed un sistema calcistico forte. Sfido chiunque a dirmi almeno un calciatore di ogni singolo paese di questa lista senza barare. Sono perfette come squadra mascotte e per cui fare il tifo per il gusto di parteggiare coi deboli, ma c’è la concreta possibilità che alcune di loro chiudano a zero punti, e forse anche a zero gol, il proprio girone.
Terzo posto nel girone e s’abbracciamo
Sud Africa, Corea del Sud, Iran, Australia, Paraguay, Tunisia, Arabia Saudita, Congo, Ghana, Egitto, Canada, Algeria
Col fatto che si qualificano anche le migliori terze, ecco la possibilità per qualche exploit di nazionali che col sistema precedente sarebbero state spacciate già al primo turno. Possibilità di andare oltre ai sedicesimi radenti allo zero: arrivando tra le migliori terze si pesca una prima, dunque verosimilmente una supersquadra. Però già avere la possibilità di giocarsi un turno dell’eliminazione diretta può significare riscrivere la storia sportiva del proprio paese.

Outsider, ognuna per qualche motivo
Messico, Repubblica Ceca, Scozia, Costa d’Avorio, Equador, Bosnia, Svizzera, USA, Giappone, Svezia, Austria
Dodici nazionali che sgomitano per entrare di diritto nei canoni della bassa borghesia del calcio per nazionali. Tutte con peculiarità diverse che le rendono appetibili, Messico e Stati Uniti potrebbero beneficiare del fattore campo, Bosnia, Svizzera e Repubblica Ceca sono sprovviste di fenomeni (forse, lasciamo crescere Kerim Alajbegović) ma sembrano formazioni solide. La Costa d’Avorio presenta qualche talento interessante e tanti giocatori attivi nei campionati “che contano”, l’Equador ha un sistema calcistico giovanile che dovrebbe fare scuola all’Europa, mentre Scozia, Svezia, Giappone ed Austria sono squadre molto organizzate, con qualche picco di talento importante, e che si presentano solide al torneo. Almeno una di queste 12, con le giuste combinazioni, potrebbe anche passare un paio di eliminatorie.
Candidate ad un bel Mondiale, sognando una coppa quasi impossibile
Marocco, Belgio, Norvegia, Senegal, Colombia, Turchia, Croazia
Marocco e Senegal rappresentano il massimo prodotto del calcio africano, ed infatti arrivano da una rocambolesca finale di Coppa d’Africa, giunta al termine di un torneo dove si sono rivelate squadre vere. Scendono le quotazioni del Belgio, che sembra star esaurendo la perdente generazione dorata che l’ha portata ad essere tra le favorite nell’ultima decade. I diavoli rossi mantengono comunque una rosa che unisce esperienza e talento, impossibile non metterli qui. Spazio alla Colombia, forse sovrastimata da chi scrive, che ha una cotta calcistica per Luis Diaz. In ripida ascesa Norvegia e Turchia, tra le nazionali più sottovalutate per una tradizione calcistica non vincente, ma che possono mettere in campo stelle mondiali e nelle qualificazioni hanno dimostrato un’organizzazione da possibili outsider di lusso. Infine, la perennemente sottovalutata Croazia, che ultimamente arriva quasi sempre al tramonto del torneo. Squadra piena di vecchi leoni, Modric su tutti, all’ultimo ballo di una generazione, mai vincente, ma indimenticabile e sempre molto emozionante.
La situazione più comoda: un gradino sotto le favorite
Germania, Portogallo, Olanda, Uruguay, Inghilterra
Comincia la lista di quelle che possono vincere anche senza miracoli o straordinarie concatenazioni di eventi. Olanda e Uruguay partono forse un gradino sotto alle altre, ma sicuramente diranno la loro. Gli Orange sono pieni zeppi di talento, manca un portiere serio dai tempi di Van Der Saar, ma il resto della squadra ha nomi per fare bene. All’Europeo fu semifinale, al Mondiale scorso caddero ai rigori con l’Argentina futura vincitrice. Se non fosse per il non eccelso Rambo Koeman in panchina, potrebbero crederci davvero. La Celeste continua, come ogni anno, ad avere una squadra fortissima rapportata alla popolazione da cui può attingere atleti. Uomo franchigia il pacarito Valverde, non lontano da quello che sarà l’apice della sua carriera. Garra e cinismo, per una delle squadre storicamente più scomode da affrontare al Mondiale. La Germania arriva un filo più spenta, ridimensionata da qualche infortunio di troppo e da alcune delusioni consecutive ai grandi appuntamenti. La storia insegna che però i tedeschi non muoiono mai, e centrano quasi sempre almeno la semifinale. Abbinano la qualità dei giocatori moderni cresciuti in casa, alla quadratezza teutonica che fa fare sempre strada nei tornei. Non tra le favoritissime, ma almeno una o due giant kill ce le aspettiamo. L’Inghilterra è “l’Arsenal delle nazionali”, squadra forte con giocatori iconici, raramente bella da perderci la testa, quasi sempre perdente. Arriva da un secondo posto all’Europeo ed un terzo ai Mondiali, sotto la guida di Southgate. Sulla panchina dei tre leoni siede Tuchel, un tedesco, che si è già inimicato tanti appassionati (me compreso, ma ne riconosco la grandezza) lasciando a casa Foden e Palmer. La squadra è fortissima, ma il vento soffia contrario. Infine, il Portogallo, la mia favorita tra le non favorite. Qualità come se piovesse, in rosa tre pilastri del PSG, centrocampo e difesa da sogno. Il punto debole sembra l’attacco, nonostante Cristiano Ronaldo. O forse proprio a causa di CR7. Sia chiaro, segnerà tanto, come sempre, ma nelle scorse manifestazioni internazionali i portoghesi sono sembrati appiattirsi sulla propria leggenda, piuttosto che trarne qualcosa in più. Questo ed il nuovo CT, non particolarmente brillante quando guidava il Belgio, i due malus di una squadra che a fari spenti si siede al tavolo delle più grandi.

Le favorite: se non vinci in patria ci rimangono molto male
Brasile, Francia, Spagna, Argentina
L’Argentina è favorita in quanto Lionel Messi ed in quanto campione uscente. Il sogno di essere bicampeon e di avvicinare il Brasile nell’albo d’oro stuzzica non poco il paese, che s’è tolto un peso enorme con la vittoria di 4 anni fa. Sarà l’ultimo tango di Messi, il pericolo pancia piena e la possibile bollitura di alcuni protagonisti dello scorso giro c’è. Scaloni è stato bravo a cambiarne otto, mettendo dentro energie fresche e gioventù, probabile che anche stavolta arrivi in fondo o comunque molto vicino alla coppa. Il Brasile, per giocatori, è la squadra più scarsa delle 4. Per carità: piena di interpreti fortissimi e anche qualche fenomeno conclamato, ma sicuramente non tiene il passo delle altre, almeno per nomi. Tutto si gioca sullo status dei verdeoro, che sono “il Real Madrid dei Mondiali” e per questo, anche solo perché si chiamano Brasile, partono nelle favorite di diritto. A questo aggiungiamo il lavoro di Ancelotti, bravo a coccolarsi la feroce stampa locale chiamando sia Neymar che tanti giocatori del campionato brasiliano, come da tradizione. Ci aspettiamo una Seleção che giocherà un calcio più equilibrato, in controtendenza con la tradizione, con una punta di sano realismo italiano. Mix potenzialmente esplosivo, che può portare anche alla vittoria del sesto titolo. La Francia è la favorita numero due, perché è la squadra coi giocatori più forti. Frase controintuitiva ma, almeno per me, vera. Davanti solo fenomeni e palloni d’oro presenti e futuri, difesa granitica, centrocampo di sostanza: c’è tutto. Deschamps ha lasciato a casa almeno una ventina di giocatori che farebbero i titolari nel 90% delle altre nazionali, la forza francese è spaventosa. Il “ma” si chiama Kylian Mbappe, leader maximo del Madrid e della nazionale con più talento del mondo, che però risulta sempre più divisivo. Ha spopolato l’immagine di lui che nella foto di squadra con Macron si mette davanti al presidente, quasi coprendolo. Nelle ultime due edizioni dei Mondiali è stato straripante e trascinante, non è detto che basti, così come la scorsa volta. I francesi sembrano meno “squadra” di altre e il successo potrebbe essere rimandato alla prossima competizione internazionale, quando il CT sarà molto probabilmente Zinedine Zidane. La favorita è la Spagna. Accettatelo. Giocano il calcio migliore e hanno il giocatore migliore della sua generazione e anche di tante altre, Lamine Yamal. La macchina è collaudatissima, vengono da un Europeo stupendo e continuano a sfornare talenti sopraffini. Possono cadere solo se si specchieranno troppo ed eccederanno nella superbia, pericolo comunque concreto, per una nazionale così recentemente bella e vincente. Una chicca: non sono stati convocati giocatori del Real Madrid, prima volta nella storia, seconda se contiamo Euro2020. Quella volta, nonostante Luis Enrique, non gli andò così bene: vinse l’Italia.

Articolo di Dario Saltari, UltimoUomo: