Voto fuorisede: tra sperimentazioni e inerzia

21 Gen , 2026 - Attualità

Voto fuorisede: tra sperimentazioni e inerzia

Il tema del voto fuorisede torna al centro del dibattito ora che gli italiani si preparano a tornare alle urne. Domenica 22 e lunedì 23 marzo i cittadini saranno chiamati a decidere se confermare o meno la riforma costituzionale sulla giustizia, ma nel decreto che indice la consultazione il governo sembra aver dimenticato milioni di elettori. Ad oggi, infatti, in Italia non esiste ancora una normativa che garantisca stabilmente il voto fuorisede, costringendo chi vive lontano dalla propria residenza anagrafica a dover rientrare nel proprio comune per esercitare il diritto di voto.

Lo stallo legislativo e l’iniziativa popolare

Già nel 2022 nel Libro bianco sull’astensionismo la lontananza dal luogo di residenza veniva considerata una delle cause principali della scelta di non votare. Da allora però il parlamento non ha mai legiferato al riguardo. Ad oggi esiste una legge delega approvata alla Camera nel luglio del 2023 ma la cui discussione in Senato è ferma da allora.

Per questo motivo è stato presentato un disegno di legge d’iniziativa popolare promosso da Rete voto fuorisede che è una coalizione di organizzazioni che puntano a permettere il voto a chi è momentaneamente lontano da casa. Questa proposta prevede che dopo aver presentato la regolare richiesta si possa votare anticipatamente in seggi allestiti negli uffici postali. Dal 7 gennaio il disegno di legge è in discussione in commissione affari costituzionali del Senato che ha tre mesi per analizzarla ed eventualmente emendarla prima che venga discussa in aula come previsto dal regolamento del Senato.

Le prime sperimentazioni del 2024 e 2025

In attesa di una legge specifica ci sono già state due sperimentazioni. La prima è avvenuta in occasione delle elezioni europee del 2024 e in quel caso solo gli studenti fuorisede potevano fare richiesta di votare in un comune diverso da quello di residenza. Gli studenti che aderirono furono circa ventisettemila ovvero il quattro per cento dei fuorisede totali. Di questi il novanta per cento è stato comunque costretto a spostarsi nel capoluogo della regione di studi poiché residente in una circoscrizione diversa.

La seconda sperimentazione è stata fatta per i referendum su lavoro e cittadinanza del 2025 dove la platea è stata allargata anche a lavoratori e persone fuori sede per motivi di salute. In quel caso hanno aderito circa settantamila elettori che rappresentano il due per cento dei quasi cinque milioni di fuorisede presenti in Italia secondo i dati più recenti. Anche in questa occasione era necessario inviare prima una richiesta al proprio comune di residenza.

Queste prove hanno però coinvolto solo elezioni di carattere nazionale o con circoscrizioni elettorali molto ampie e non è mai stata prevista una soluzione per le elezioni amministrative (sia comunali che regionali). In quei casi l’unico modo per votare resta recarsi fisicamente nel proprio comune di residenza utilizzando le agevolazioni previste sotto forma di sconti sui trasporti e tariffe ridotte per chi viaggia per votare.

Come funziona negli altri stati europei

Secondo TheGoodLobby tra i paesi dell’Unione Europea solo Italia, Malta e Cipro non danno la possibilità ai propri cittadini fuorisede di votare dove vivono. Gli altri stati membri prevedono invece modalità che facilitano il voto come il voto anticipato o in seggi speciali che è possibile ad esempio in Bulgaria o in Grecia. Altri paesi come la Francia prevedono il voto per delega scegliendo una persona che voti al proprio posto oppure il voto per posta come succede in Germania o in Irlanda. Esiste infine la possibilità del voto elettronico che viene utilizzato ad esempio in Estonia.

Soluzioni esistenti e inerzia politica

In Italia il voto a distanza è in realtà già disponibile in alcuni casi specifici. Per gli ospedali e le carceri sono infatti già previsti dei seggi speciali nei quali si può votare facendo richiesta ai comuni. È previsto poi anche il voto per posta per i residenti all’estero che ricevono la scheda elettorale in anticipo e la rispediscono al consolato di riferimento. Le soluzioni tecniche quindi esistono già ma vi è un’evidente inerzia da parte delle istituzioni nel creare leggi che regolino il voto in modo solido e definitivo abbandonando una volta per tutte la fase delle sperimentazioni.

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