Cinghiali, gabbiani e ora pavoni. Agli animali selvatici piacciono le città

13 Mag , 2026 - Attualità

Cinghiali, gabbiani e ora pavoni. Agli animali selvatici piacciono le città

Tra risate e servizi televisivi da premio Oscar, i pavoni di Punta Marina sono diventati il trend social del momento. Questa storia racconta un fenomeno un po’ più grande, ma che riguarda spesso soggetti meno piacevoli: la crescente presenza di animali selvatici nelle città.

PAVONI, MA NON SOLO

A dare inizio a tutto, è stato un servizio del programma Rai Vita in diretta, che raccontava l’esasperazione dei residenti di questa località balneare di Ravenna per la presenza dei pennuti. In breve tempo, spezzoni della trasmissione e, poi, meme hanno iniziato a propagarsi per tutti i social. E così, dopo il pinguino nichilista e il macaco Punch, questi pavoni sono diventati il trend del momento. La storia aveva infatti tutti gli ingredienti per diventare virale: un bell’animale come protagonista, le brevi e polarizzanti affermazioni di residenti intervistati e il conflitto tra “pro pav” e “no pav”. Il tutto in un’atmosfera assurda e tragicomica: la situazione sì grave, ma non seria. Ma quello dei pavoni di Punta Marina non è il primo caso di animali selvatici che entrano nelle città (e diventano virali).

Il caso forse più noto è quello dei cinghiali nella capitale, un problema che Roma si trova a dover affrontare ancora oggi. Anche se l’invasione di questi ungulati è un problema che affligge anche altri comuni. Altro caso virale è quello dei gabbiani, che pullulano nelle città d’arte e planano sui turisti per rubare loro del cibo.

PERCHÉ GLI ANIMALI VENGONO IN CITTÀ?

Quello che negli ultimi anni i cittadini di Punta Marina, così come di altri comuni, stanno documentando attraverso i social è l’inurbamento delle specie animali, il fenomeno per cui animali selvatici colonizzano città e centri abitati, adattandosi a vivere in ambienti antropici. Ma per capire perché cinghiali, gabbiani, volpi e, ora, pavoni finiscano sempre più spesso tra le strade e i palazzi delle città, bisogna partire da un dato di fondo: per molte specie, la città non è un luogo ostile, ma un’opportunità.

Il primo grande fattore di attrazione è il cibo. Nelle città gli animali possono nutrirsi facilmente grazie all’alta disponibilità di rifiuti organici e a scarti alimentari abbandonati. Spesso, infatti, i cassonetti non sono a prova di animale e alcuni rifiuti organici lasciati per strada o nei pressi dei bidoni diventano per loro una mensa a cielo aperto. A questo si aggiunge l’abitudine, diffusa da molti cittadini, di dare cibo direttamente agli animali selvatici. Si tratta di un gesto in apparenza innocuo ma che, di fatto, insegna loro che la presenza umana è sinonimo di nutrimento, riducendo la diffidenza naturale che li terrebbe lontani dai centri abitati. Per questo motivo, a Punta Marina sono sparsi dei cartelli che invitano a non dare cibo ai pavoni.

Uno dei cartelli informativi presenti a Punta Marina

Il secondo fattore è la sicurezza. Le città sono luoghi sicuri, siccome non si esercita la caccia. Per un cinghiale o una volpe, un parco urbano o una periferia residenziale rappresentano così un territorio molto meno pericoloso di un bosco. D’altro canto, gli spazi urbani offrono protezione anche dal freddo. Grazie all’effetto cosiddetto “isola di calore”, le aree urbane registrano generalmente temperature più elevate rispetto a quelle circostanti, generando condizioni climatiche favorevoli alla vita degli animali. Edifici e infrastrutture varie, poi, offrono dei rifugi, come sottotetti, intercapedini, cornicioni, scantinati.

Il terzo fattore, forse il meno visibile ma cruciale, è la perdita di habitat naturale. L’espansione urbana sta mettendo a repentaglio gli habitat naturali sostituendoli o frammentandoli. Molte specie non “scelgono” di venire in città, ma sono costrette. Vi arrivano perché il territorio che le circondava è stato consumato dall’urbanizzazione, dall’agricoltura intensiva o dallo spopolamento delle campagne. È quello che gli ecologi chiamano inurbamento passivo: una migrazione verso la città non spontanea, bensì obbligata dalla progressiva riduzione degli spazi alternativi disponibili.

A questi tre elementi, se ne aggiunge uno più sorprendente: la capacità di adattamento di certe specie. Alcuni animali hanno dimostrato una sviluppata e rapida capacità di adattarsi al contesto urbano. I biologi stanno documentando sempre più casi di animali selvatici con adattamenti genetici che consentono loro di prosperare anche negli ambienti urbani. Un esempio è quello di una particolare specie di lucertola che vive a Porto Rico: una ricerca condotta ha comparato alcuni esemplari localizzati in città con altri della campagna e sono emerse delle differenze significative. Una di queste è la presenza di zampe più prensili negli esemplari urbani, in quanto utili per arrampicarsi sulle pareti lisce negli edifici. Non si tratta, quindi, solo di abitudine comportamentale, ma di veri e propri cambiamenti evolutivi.

PERICOLI E RISCHI DEGLI ANIMALI SELVATICI

La presenza di fauna selvatica nei centri urbani porta con sé inevitabilmente diversi problemi.

Il rischio più immediato e concreto è certamente quello sanitario. Cinghiali, ratti, gabbiani e piccioni possono essere vettori di malattie trasmissibili all’uomo spesso attraverso il contatto indiretto con feci, urine o rifiuti contaminati. È questa l’origine dell’hantavirus di cui si parla tanto ultimamente. Ma il pericolo non è solo per gli esseri umani, ma anche per altri animali, come il cinghiale per gli altri suini. Il cinghiale è infatti il principale serbatoio epidemiologico della peste suina africana, una malattia altamente letale per i suini domestici, che può portare allo sterminio di un allevamento.

Ci sono poi i danni materiali e i conflitti quotidiani. La presenza nelle aree urbane di animali selvatici porta a interazioni che possono provocare conflitti con le persone, danni a strutture o beni, incidenti stradali, attacchi diretti a esseri umani o ad animali domestici, o ancora conseguenze negative legate a scavi, razzie di rifiuti o defecazione. I servizi sui pavoni di Punta Marina hanno riportato questi problemi, in particolare gli schiamazzi nel periodo dell’accoppiamento e i danni a tetti e macchine. Ma anche chi vive in zone frequentate da cinghiali conosce bene la scena: aiuole distrutte, sacchi dell’immondizia rovistati e auto danneggiate dagli esemplari che attraversano la strada di notte.

E QUINDI CHE FARE?

La presenza di fauna selvatica nelle città, dai cinghiali ai pavoni, non è un fenomeno che si può eliminare, ma si può gestire.

Una prima ed efficace misura è la gestione corretta dei rifiuti. Cassonetti a prova di animale, raccolta frequente degli scarti alimentari laddove abbondano e sanzioni reali per chi abbandona cibo in strada sono misure decisive, in quanto tolgono agli animali il principale incentivo ad avvicinarsi ai centri abitati. Altrettanto importante è smettere di nutrire gli animali selvatici direttamente: un gesto che sembra innocuo, ma che di fatto li abitua alla presenza umana e li attira sempre più vicino alle abitazioni. Ma certamente ciò non basta.

È infatti importante adottare un approccio integrato che combini più strumenti, dalla sterilizzazione dei capi in eccesso al ripristino di corridoi ecologici nelle aree periurbane per offrire agli animali habitat alternativi alla città, passando per le campagne di educazione ai cittadini. In Italia alcune esperienze positive riguardano la gestione dei colombi attraverso la distribuzione di mangime sterilizzante, che ha permesso in diverse città di ridurre le popolazioni gradualmente e senza interventi cruenti.

Implementare queste e altre misure non è sempre facile, come dimostra il caso di Punta Marina. Già nel 2022 il Comune aveva preso in considerazione di delocalizzare gli animali, ma il progetto non andò avanti per l’opposizione delle associazioni animaliste. Così, nel 2024 il Comune di Ravenna, firmando una convenzione con l’associazione locale Clama, avviò una campagna di sensibilizzazione verso i cittadini. I componenti dell’associazione hanno affisso dei cartelli invitando le persone a non dare da mangiare ai pennuti, ma questo divieto viene puntualmente ignorato. Come ha dichiarato il biologo e giornalista Marco Ferrari a Wired, la soluzione più opportuna sta nel “fare un censimento dei pavoni, catturarli e inserirli in aree, fattorie o parchi zoo che li accolgano”. Oggi, il Comune sta lavorando a un censimento degli esemplari, dopo il quale valuterà le soluzioni migliori. Tra le ipotesi sul tavolo c’è il trasferimento di parte della colonia in strutture attrezzate, come il Safari Ravenna.

La gestione degli animali selvatici può quindi essere un percorso lento, fatto di censimenti, mediazioni e misure diverse. Ma resta necessaria per una coesistenza sostenibile e sicura in città. I pericoli e i problemi che questi animali portano con sé non possono essere sottovalutati, anche se a volte certi video a riguardo possono far sorridere.

Nota: l’immagine di copertina è prodotta da IA (Intelligenza Artificiale)


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