
(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)
Basta accendere il telegiornale in una qualunque di queste giornate d’estate per imbattersi nell’argomento politico più discusso del momento: la nuova legge elettorale, il cui esame è in corso in questi giorni alla Camera. Ribattezzata “Stabilicum” o “Bignami bis”, la riforma è stata difesa così dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un’intervista: «Che cosa fa la legge elettorale? Non dà un vantaggio a nessuno: è una legge proporzionale, quindi chi prende più voti governa. Ma dà a chi ha più voti la facoltà di governare 5 anni».
Cosa prevede la riforma
La proposta, presentata dai partiti della maggioranza di centrodestra, introduce un sistema proporzionale con un premio di governabilità: 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, per un totale che non può superare i 220 deputati e i 113 senatori. Ad aggiudicarselo è la coalizione (o la lista) che ottiene almeno il 42% dei consensi in entrambi i rami del Parlamento. Se questa soglia non viene raggiunta, oppure se Camera e Senato restituiscono un vincitore diverso, si torna al proporzionale puro. Il sistema attualmente in vigore, il Rosatellum, funziona diversamente: è un meccanismo misto, in cui due terzi dei seggi sono assegnati con il proporzionale e il restante terzo con il maggioritario.
Liste bloccate, niente preferenze
Con la nuova legge non si vota per singoli candidati: le preferenze restano escluse e si sceglie tra liste bloccate, con i nomi legati al premio ripartiti su base circoscrizionale. È previsto inoltre l’obbligo di candidarsi sia nel listino sia nel collegio. Va detto che anche il sistema oggi in vigore non consente agli elettori di esprimere preferenze.
Questo punto della proposta, però, è stata bocciato: l’emendamento proposto da Fratelli d’Italia (insieme ai due piccoli partiti Noi Moderati e l’Unione di Centro) è stato bocciato ieri pomeriggio con 188 voti contrari e 187 favorevoli. L’emendamento, sostenuto espressamente dal governo, riguardava l’introduzione delle preferenze, cioè il voto diretto dei candidati da parte dell’elettore: prevedeva un capolista bloccato e altri sei candidati, che avrebbero concorso con le preferenze.
Le soglie di sbarramento
Per entrare in Parlamento restano valide le soglie già fissate dal Rosatellum: 10% per le coalizioni e 3% per le singole liste. La novità è il ripescaggio, riservato alla lista meglio piazzata all’interno di una coalizione che non abbia raggiunto la soglia.
Il nome del candidato premier
Al momento del deposito del simbolo, liste e coalizioni dovranno indicare al Presidente della Repubblica il nome del candidato alla guida del governo, insieme al programma. Durante l’esame in commissione, su questo punto è stata ribadita la tutela di due articoli costituzionali: il 67, che esclude il vincolo di mandato, e il 92, che riserva al Capo dello Stato la nomina del Presidente del Consiglio dei ministri.

Maggioranza e opposizioni: le posizioni in campo
Pur essendo un testo condiviso, il centrodestra non ha ancora chiuso la partita su alcuni nodi, come il voto ai fuorisede (studenti e lavoratori) e, soprattutto, l’ipotesi di reintrodurre le preferenze. Su quest’ultimo punto la maggioranza si presenta spaccata: Fratelli d’Italia vorrebbe includerle, mentre Lega e Forza Italia frenano — e con ogni probabilità la spunteranno loro.
Fratelli d’Italia spinge per le preferenze
È soprattutto Fratelli d’Italia a insistere per il ritorno delle preferenze, anche se è probabile che alla fine dovrà fare un passo indietro. Prima di arrivare a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni aveva più volte dichiarato di volerle reintrodurre, dopo che erano state cancellate nel 2005 dal Porcellum. Le aveva incluse anche in una proposta di legge firmata insieme a Ignazio La Russa, e la stessa posizione è stata mantenuta finora dal partito nel dibattito in corso.
Le cose, però, sul piano pratico si complicano. «Quando c’è una maggioranza, è giusto tenere conto anche della sua unità», ha dichiarato all’Adnkronos Angelo Rossi, deputato di FdI presente al tavolo tecnico-politico dedicato alla legge elettorale, chiusosi senza un accordo. Non è escluso che Fratelli d’Italia decida di fare marcia indietro, magari negoziando in cambio un vantaggio su altri dossier; oppure, all’opposto, che siano Lega e Forza Italia ad aprire alle preferenze pur di accelerare su altri fronti.
Forza Italia e Lega uniti contro le preferenze
Su questo tema Forza Italia e Lega si trovano schierate insieme, cosa piuttosto rara in questa legislatura. Nessuna delle due intende cedere sulla richiesta delle preferenze: i forzisti sono contrari da sempre, mentre per la Lega la situazione è ulteriormente complicata dalla crisi interna che il partito sta attraversando, dato che un’apertura su questo fronte rischierebbe di indebolire ancora Matteo Salvini agli occhi dei suoi. Pochi giorni fa il capogruppo leghista alla Camera, Riccardo Molinari, ha chiarito: «La legge elettorale è già un compromesso, non va messo in discussione».

La bocciatura dell’emendamento sulle preferenze ha messo in evidenza una dinamica molto interessante: circa 40 esponenti di Forza Italia, della Lega e di Fratelli d’Italia vi hanno votato contro, di fatto contraddicendo le indicazioni della Presidente del Consiglio e mettendo in discussione la fiducia stessa al governo.
Le opposizioni
Sul fronte opposto, i partiti di opposizione concentrano le critiche sia sul metodo (l’accelerazione dei tempi e la compressione del dibattito parlamentare) sia sul merito, che secondo loro potrebbe aprire la strada a un ricorso preventivo davanti alla Corte costituzionale e a future correzioni del testo. Se dovessero però proporre un’alternativa comune, emergerebbero subito differenze rilevanti tra loro.
Partito Democratico
Il Pd non ha ancora sciolto la riserva: non esclude di votare a favore degli emendamenti sulle preferenze, anche se al suo interno le posizioni non sono affatto omogenee e più di una corrente importante spinge in senso opposto.
Movimento 5 Stelle
Il M5s ha presentato una propria proposta, anch’essa proporzionale, che include le preferenze.
Alleanza Verdi e Sinistra
AVS propone un modello alternativo (proporzionale con collegi uninominali, quindi senza preferenze) ma ha indirizzato i propri attacchi soprattutto sull’incostituzionalità della norma, ritenendo il testo irricevibile a prescindere e giudicando quindi superfluo un confronto sui dettagli tecnici.
I partiti centristi
Tra i centristi, Italia Viva di Matteo Renzi è favorevole alle preferenze, così come Azione di Carlo Calenda. +Europa, guidato da Riccardo Magi, ha invece presentato emendamenti per tornare al Mattarellum, sistema che non le prevedeva.
Futuro Nazionale
Infine c’è Futuro Nazionale di Roberto Vannacci: anche qui sono stati presentati emendamenti a favore delle preferenze, mentre il generale ha rivolto un attacco diretto a Giorgia Meloni chiedendo che in Aula non si ricorra al voto segreto. Gli ingredienti per uno scontro ci sono tutti.
Cosa succederà?
In questi giorni, con il testo in discussione in Aula, si dovranno affrontare numerosi emendamenti presentati dalle opposizioni (anche con l’obiettivo di mettere in difficoltà la maggioranza) proprio sul tema delle preferenze. Se si arrivasse al voto segreto su queste proposte, sulla carta esisterebbero i numeri per una maggioranza alternativa (che metterebbe insieme FdI, una parte del Pd e del M5s) capace di approvarle. Ma si tratterebbe, con ogni probabilità, di una frattura troppo profonda perché il centrodestra possa permettersela.
Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, ora studio Giornalismo e Comunicazione Politica. Mi piace scrivere e leggere, e un sacco di altre cose che ora non mi vengono in mente.