Nelle ultime settimane si è parlato molto di Roberto Vannacci, del suo partito Futuro Nazionale e di ciò che il suo successo, tanto inaspettato quanto in indubbia crescita, può significare per la coalizione di centrodestra, e più in generale per le dinamiche delle prossime elezioni politiche.
Vannacci era stato eletto al Parlamento europeo nel 2024 come esponente della Lega, e ha continuato ad essere membro del partito fino allo scorso febbraio, quando, a seguito di un periodo di tensioni interne, ha annunciato la sua decisione di fondare Futuro Nazionale.
In questi mesi Vannacci è riuscito a costruire anche un gruppo di ben otto parlamentari alla Camera, una “sporca dozzina” – come piace al generale appellarli – che si è costituita attraverso fuoriuscite dai gruppi parlamentari della coalizione di centro-destra. Il primo parlamentare a passare col generale è Emanuele Pozzolo e lo fa quasi all’indomani dello strappo di Vannacci a febbraio. L’onorevole fu eletto tra le liste di Fratelli d’Italia (FdI) nel 2022, ma a gennaio 2024 venne sospeso a causa di un’inchiesta aperta nei suoi confronti riguardo uno sparo avvenuto nella notte di capodanno del 31 dicembre 2023. Qualche giorno dopo sono passati con Vannacci altri due parlamentari della Lega, Domenico Ziello e Rossano Sasso. A metà maggio c’è la terza defezione dalla Lega, con il passaggio di Laura Ravetto. Infine, a inizio giugno hanno annunciato la propria adesione al progetto del generale altri quattro deputati: Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof dalla Lega e Attilio Pierro e Davide Bergamini da Forza Italia, anche se questi ultimi due furono anch’essi eletti con la Lega nel 2022. Sempre all’inizio del mese, ha annunciato l’adesione a Futuro Nazionale anche l’ex eurodeputato leghista Antonio Maria Rinaldi. Nel tempo comunque anche diversi amministratori e dirigenti locali, soprattutto della Lega ma anche di FdI, hanno lasciato i loro partiti per seguire il generale. Ma questa crescita non è rimasta solo nelle istituzioni. Infatti, Futuro Nazionale ha raggiunto in pochi mesi i 100.000 iscritti, un numero notevole per qualunque partito attuale (figurarsi per un partito appena nato), e ha superato la Lega nei sondaggi (è arrivato al 5,9%, mentre la Lega è al 5,8%).
Tra il 13 e il 14 giugno si è tenuta a Roma l’Assemblea Costituente di Futuro Nazionale. Durante l’occasione Vannacci ha tenuto un lungo intervento per mettere in chiaro come ha intenzione di posizionarsi nella politica italiana, in vista soprattutto delle prossime elezioni.
“Noi rappresentiamo lo scarto e la feccia e siamo orgogliosi di esserlo”. Questa una delle affermazioni dell’ex generale che hanno alimentato maggiormente il dibattito. Solo qualche giorno prima, Vannacci era stato ospite al programma Otto e mezzo, dove aveva fatto scalpore per alcune uscite particolarmente radicali e scorrette, ribadendo con forza le sue posizioni ritenute razziste, xenofobe e omofobe. Già in questa sede, dunque, era stata chiarita la strategia di Futuro Nazionale: quella di posizionarsi più a destra dell’attuale coalizione di governo, presentandosi come un’alternativa da un lato al partito di Meloni, accusato da più parti di essere diventato troppo moderato una volta salito al governo, e dall’altro alla Lega, i cui consensi sono inesorabilmente in calo e che sta affrontando seri problemi interni, soprattutto relativi alla leadership.
Durante l’Assemblea Costituente, Vannacci ha inoltre risposto a una critica che gli è spesso stata fatta dalla maggioranza da quando ha deciso di fondare il suo partito: quella di star aiutando di fatto la sinistra. Verosimilmente, qualora il partito corresse da solo alle elezioni, i voti per Futuro Nazionale verrebbero sottratti alla coalizione di centrodestra, finendo così col favorire il campo largo. Vannacci ha replicato facendo riferimento alla completa incompatibilità tra il suo partito, fatto di “guardiani del sovranismo e della cittadinanza” con una destra che definisce alleata di “Von der Leyen, Draghi, multinazionali e globalismo”.
Giorgia Meloni inizialmente si era mostrata scettica circa le minacce di Vannacci di lasciare la Lega. E quando infine l’aveva lasciata aveva dato istruzioni ai parlamentari della maggioranza di astenersi il più possibile dal polemizzare con il generale o rilasciare commenti su di lui, così da non dargli troppe attenzioni. Più di recente, invece, ha chiaramente cambiato strategia, riposizionandosi a destra in maniera più decisa dopo i chiari tentativi di Vannacci di delegittimarla. Ha ripreso, ad esempio, a parlare in toni piuttosto polemici della Commissione Europea, e ha fatto riferimenti piuttosto frequenti alla figura di Giorgio Almirante, sia in occasione dell’anniversario della sua morte, sia di quello della morte di Berlinguer, suscitando peraltro una certa indignazione.
Quando le è stato chiesto, di recente, se vede una possibilità che il nuovo partito di Vannacci rientri nella coalizione di centrodestra, Meloni ha risposto che è stato lui a tirarsene fuori e a ribadire la volontà di correre da solo alle prossime elezioni. Ha inoltre aggiunto che “la politica non è aritmetica”, implicando che non si può pensare di fare coalizione con Vannacci solo in base all’ipotesi, per ora basata solamente sui sondaggi, che l’assenza di Futuro Nazionale possa portare alla sconfitta del centrodestra. Ci ha tenuto a ribadire, tuttavia, che comportandosi in questo modo Vannacci sta facendo il gioco della sinistra, osteggiando e screditando quello che ha definito “il primo governo di destra” della storia italiana.
Sembrerebbe quindi che Meloni sia intenzionata a puntare sulla retorica del voto utile, scoraggiando l’elettorato di destra dal sostenere un partito che sicuramente, da solo, non avrà i numeri per andare al governo, causando così una dispersione del voto a destra e un vantaggio per la coalizione del “campo largo”. Secondo alcuni sondaggi, infatti, la differenza tra le due coalizioni sarebbe molto piccola, con un leggero vantaggio per il centrosinistra, e questo è parte del motivo per cui diversi commentatori credono che Meloni non possa fare a meno di Futuro Nazionale.
Al momento che Vannacci cambi idea e decida di correre con il centrodestra è un’ipotesi improbabile per diverse ragioni. In primis perché questo significherebbe perdere quella che in questo momento è la sua prerogativa, cioè la spinta di rinnovamento della destra di cui si è fatto portatore. E il suo obiettivo politico, più che vincere le prossime elezioni o governare, sembrerebbe quello di farsi notare e sottrarre consensi all’attuale maggioranza di governo, puntando su una strategia più identitaria che elettorale.
Resta da vedere come si evolverà la parabola di Vannacci nei mesi a venire. Sicuramente i suoi risultati elettorali, così come quelli delle due coalizioni, dipenderanno molto da quando si andrà a votare e dal fatto che venga approvata o meno la nuova legge elettorale.