L’ampia offerta di film
Anche il 2026, come i precedenti anni, ha visto e vedrà l’uscita di tanti nuovi film al cinema. Si tratta di generi molto diversi tra loro: da campioni d’incassi come “Odissea” e “Michael”, passando da film horror che hanno guadagnato ampio consenso come “Obsession” fino ai film d’animazione che ogni anno contribuiscono a portare in sala tanti bambini con le loro famiglie.
La proposta di tante proiezioni è sicuramente un bene per l’industria cinematografica e non solo: vedere film è cultura, perché ci pone di fronte a situazioni sempre diverse e ci arricchisce come persone. Si tratta di un’esperienza, ogni volta stimolante. Ed una delle cose migliori dello spettacolo a cui assistiamo credo che sia la libertà di interpretazione che ad ognuno di noi è concessa mentre lo guardiamo e anche dopo, nel rielaborare ciò che abbiamo visto. Ed è sicuramente una qualità aggiuntiva la capacità di suscitare emozioni diverse in ognuno, andando a toccare tasti più o meno personali.

Una nuova tendenza: remake e sequel
Sembra di assistere, da qualche anno a questa parte, alla nascita di una curiosa tendenza in materia di “nuovi film in uscita”. Si avevano avvisaglie di questo fenomeno già dai primi anni del 2000, ma nell’ultimo periodo pare essere diventato via via più evidente. Mi riferisco all’inclinazione, che forse vuole diventare abitudine, di produrre film che siano i “sequel” di altri (e quindi il continuo di una qualche saga) o “film-remake”, ovvero riproposizioni di film già esistenti, e magari risalenti nel tempo, ma con nuovi attori ed effetti speciali migliorati. In questa seconda categoria possono rientrare anche i “live-action” dei film d’animazione, ovvero la riedizione di film animati ma con attori in carne e ossa ad interpretare i personaggi della storia.
Ora, non si vuole suggerire che le nuove proposte siano brutte né che siano banali (come idea e come realizzazione), ma certamente un cinema dominato da prodotti in qualche modo già visti perde qualcosa. Non per dire che il nuovo “Toy Story” o il nuovo “Scream” siano una delusione, ma avevamo davvero bisogno di un quinto e di un settimo capitolo delle rispettive saghe? Non si potevano magari indirizzare gli sforzi verso qualcosa di veramente nuovo?
Le possibili cause
A volte l’impressione che ho (ma non credo di essere il solo) è che manchi originalità ai film di oggi, che si stia un po’ appiattendo, soprattutto per quanto riguarda l’industria americana, visti i numerosi film d’autore interessanti offerti invece dal cinema internazionale negli ultimi anni.
Le cause della presunta mancanza di originalità potrebbero essere molteplici: magari il perseguimento di un incasso sicuro da parte di regista e produttori, con un titolo altisonante che porti la gente nelle sale; un’altra causa potrebbe essere la comodità di scegliere un film che ha già dei “prequel” e una storia impostata, evitando così di partire dall’inizio con la sceneggiatura; oppure ancora tale scelta potrebbe essere dettata dalla stretta interconnessione tra cinema e letteratura: forse oggi ci sono meno romanzi giudicati validi e appropriati per essere il soggetto di un film.
Quali che siano i motivi, è indubbio che un processo in tale senso si sia rafforzato negli ultimi anni, con lo scoppio della pandemia a segnare quasi uno spartiacque in tal senso. E data la mia conoscenza limitata in materia non mi sento di poter criticare le scelte di chi lavora nel settore, ma ho l’impressione che un cinema meno ricco e vario renda anche chi lo guarda, in qualche modo, un po’ meno ricco e vario.
Lorenzo Masola