Rai Scuola passa al digitale: evoluzione o ridimensionamento?

9 Set , 2026 - Attualità

Rai Scuola passa al digitale: evoluzione o ridimensionamento?

La dirigenza Rai ha annunciato importanti novità per il canale televisivo 57, dove attualmente va in onda Rai Scuola. A partire dal primo ottobre, quest’ultimo sarà sostituito da Italiana, un canale dedicato al Made in Italy e alle manifestazioni nazionali. A seguito della decisione sono arrivate numerose critiche da parte dell’opposizione al governo.


Cosa è successo

A fine agosto è stata resa nota la decisione della Rai di interrompere la programmazione di Rai Scuola, il canale del servizio pubblico televisivo dedicato alla formazione scolastica e attualmente in onda sul canale 57 del digitale terrestre. Dal primo ottobre, però, il palinsesto sarà spostato completamente nei canali digitali dedicati e sostituito da un nuovo canale di nome Italiana.

La Rai ha reso note, tramite comunicato, le caratteristiche che interesseranno il nuovo progetto: il canale Italiana “si propone come punto di riferimento sul racconto dell’Italia, capace di attivare emozioni identitarie e personali”.

L’idea è quella di ricalcare il modello del noto programma Linea Verde. Si partirà, nel primo periodo, con la messa in onda di repliche di programmi già presenti nel palinsesto Rai. Nei mesi successivi, poi, la volontà è quella di integrare “rimontaggi, nuove produzioni e spazi in diretta delle principali manifestazioni nazionali afferenti alle tematiche del canale”.

La Rai ha motivato la sua decisione evidenziando i bassi risultati di ascolto del canale. Lo share del canale, cioè la percentuale di persone che guardano un canale sul totale delle persone con la televisione accesa, ha visto un rilevante calo dal 2024 ai primi mesi del 2026, passando dallo 0,14% allo 0,10%. Anche se la La produzione di Rai Scuola è ferma al 2024, anno da cui sul canale sono state trasmesse unicamente repliche. L’azienda ha ritenuto necessario un cambiamento per “adeguare il servizio pubblico alle modalità di fruizione delle nuove generazioni” e così motiva la volontà di spostare l’offerta editoriale sui canali digitali di RaiPlay.

Le reazioni

La decisione ha ben presto assunto connotati politici. Le reazioni dell’opposizione sono state di forte protesta, ritenendo la chiusura di Rai Scuola in favore di un canale più “identitario” come il frutto di un’influenza dell’esecutivo sulla Rai, la cosiddetta “Tele-Meloni”.

Il Partito Democratico ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il primo firmatario è il deputato democratico Stefano Graziano, che chiede al governo di agire per evitare la chiusura del canale.

Anche il senatore Pd Francesco Verducci ha criticato duramente la decisione: “Cancellare Rai Scuola significherebbe una palese violazione del contratto di servizio oltreché l’ennesimo sfregio inferto da Tele-Meloni al servizio pubblico.”

Rai Scuola

Non hanno tardato ad arrivare anche le critiche da parte del Movimento Cinque Stelle.

Barbara Floridia, presidente della commissione parlamentare della Vigilanza Rai, sui suoi profili social ha dichiarato: “Il problema nasce quando il servizio pubblico smonta un presidio educativo e culturale per sostituirlo con una narrazione identitaria decisa da un governo che da anni ci ha abituato al revisionismo storico“. La presidente continua poi definendo Rai Scuola come “un canale storico, che durante la pandemia ha svolto una funzione straordinaria: quando milioni di studenti non potevano andare a scuola, la scuola entrava nelle case anche attraverso la televisione. Adesso ci dicono che i contenuti saranno disponibili su RaiPlay. Ma un servizio pubblico non può ragionare soltanto sulla disponibilità tecnica di un contenuto. Deve chiedersi chi riesce davvero ad accedervi. Non tutte le famiglie possono permettersi una smart TV, un computer per ogni figlio, una connessione veloce e stabile”.

Il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, ha definito “fake news” le accuse portate avanti dall’opposizione relative alla chiusura di Rai Scuola. Roberto Natale, consigliere di amministrazione Rai, ha precisato che le modalità adottate nella comunicazione del progetto hanno evidenziato una mancanza di informazioni tali da impattare sulla convinzione che il canale televisivo fosse destinato a scomparire.

Un passo indietro

La volontà di apportare un cambiamento a quello che per anni è stato il “modello lineare di Rai Scuola” era nell’aria da tempo ed era stata confermata con l’approvazione del progetto “Rai Play Scuola e Learning” da parte del Consiglio di amministrazione svoltosi il 17 e 18 giugno scorsi.

Nel comunicato – si spiega – si vogliono unire le “produzioni di Rai Cultura, l’archivio delle Teche Rai e i contenuti tematici già presenti su RaiPlay, creando un ecosistema on-demand tra aula e casa”.

Sembra quindi che la volontà sia rafforzare l’offerta digitale di Rai Play, che attualmente è presente con la sezione “Learning” e programmi legati alle materie scolastiche e al loro apprendimento.

Nel mentre, però, è stata lanciata anche una petizione sul sito Change.org che chiede “alla RAI e alle Autorità competenti di mantenere aperto Rai Scuola, investendo nei contenuti educativi che hanno arricchito la nostra società e formato generazioni di italiani”. L’iniziativa ha ampiamente superato le 100.000 firme e si sono aggiunti numerosi commenti di spiegazione sulla contrarietà alla scelta della dirigenza Rai.

Il nodo della questione

Al centro del dibattito e fonte delle contestazioni è il ruolo pedagogico che il canale, come servizio pubblico, dovrebbe continuare a portare avanti al di là degli interessi economici relativi agli ascolti.

A partire dal secondo Dopoguerra, nello specifico a seguito di una convenzione stipulata tra Rai e Ministero dell’istruzione nel 1964, Rai Scuola ha infatti portato avanti una ricca tradizione educativa per il Paese ed ha fortemente influenzato il processo di alfabetizzazione per coloro che non erano riusciti a frequentare la scuola.

L’attuale denominazione arriva nel 2009 e successivamente il canale entra a far parte del gruppo di Rai Cultura, al fianco di Rai Storia e Rai 5.

Evoluzione necessaria o ridimensionamento del servizio pubblico che sia, dal primo ottobre il volto di canale 57 cambierà e segnerà la fine di un modello lineare, gratuito e accessibile direttamente dalla tv che affonda le radici in più di sessant’anni di storia. Questo elimina, di fatto, uno spazio televisivo dedicato esclusivamente alla scuola, minimizzando l’importanza di quest’ultimo rispetto al resto dei generi televisivi proposti dalla Rai.

Resta da vedere se, davanti alle motivazioni legate allo scarso share di Rai scuola, Italiana riuscirà ad avere la meglio o rappresenterà solo la possibilità di gonfiare l’ego nazionalista di un palinsesto che sembra assomigliare ampiamente a quelli già presenti sugli altri canali Rai.


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